6 gennaio 2010

FIZZ IN THE CITY

La prima fiction da vedere ascoltare annusare

 
 a cura di Tommaso Urselli

 

PICCOLO MANUALE DI SCRITTURA OLFATTIVO-VISIVA

Breve legenda
 
- Il paese di L: Lizzano (provincia di Taranto-Puglia-Italia-Mondo)
- Fizz: puzza nel dialetto locale
- L'origine diretta del fizz a L e paesi limitrofi: la discarica
  di rifiuti speciali Vergine srl
- L'origine indiretta del fizz a L e paesi limitrofi: la richiesta
  e accettazione, da parte di associazioni enti isituzioni chiese e
  cittadini, di finanziamenti e miracoli vari della suddetta Vergine

 

Fizz in the city è una fiction interattiva. Proprio come gli effetti della discarica sono percepibili e descrivibili da chiunque non abbia naso e bocca tappati, così alla scrittura di Fizz può contribuire chiunque, inviando la propria puntata a tommasourselli@tiscali.it

Basta seguire poche regole:

Titolo Dai un titolo alla tua puntata. Il titolo aiuta a fare chiarezza, nella scrittura per chi scrive, nella lettura per chi legge.

ConcretezzaNon c’è bisogno di molta fantasia per scrivere una puntata di Fizz, molte volte la realtà supera la fantasia. Per ispirarti, basterà guardarti attorno, ri-conoscere l’ambiente che ti circonda, i personaggi da cui sei circondato/a, e la puntata è fatta! Insomma, prima di metterti a scrivere, vedi ascolta annusa la realtà in cui sei costretto/a a vivere. A volte fa male, ma questo si sa, la scrittura è dolore: lo sapeva Leopardi che per autostimolarsi e costringersi a scrivere si legava alla sedia…Noi siamo più fortunati: siamo legati alla discarica. E’ lei il nostro stimolo-madre.

RapiditàIn alcuni momenti di grazia, in particolare quando il vento soffierà nella tua direzione e madre-discarica si metterà in contatto olfattivo con te ovunque ti trovi, potresti essere stimolato/a a scrivere puntate-fiume di Fizz…Contieniti! Ci sono altri/e, esposti/e al tuo stesso vento, che aspettano di scrivere la propria.

Non privilegio La puntata-pilota è ambientata nel paese di L, dove l’ideatore è nato…Ma attenzione, ideatore e cittadini di L, non montatevi la testa! Va bene, la vostra madre-discarica è Vergine, e per questo tutti vi terranno in religioso rispetto…ma oltre a L esiste A, B, C e tutto un alfabeto di city e discariche madri generatrici di fizz…Ebbene sì, cittadino di L, non hai l’esclusiva, non sei solo; altre puntate potrebbero essere scritte da abitanti dell’alfabeto-mondo. Non disperare! Il mondo non è tuo nemico. Anzi, collabora con lui, contattalo!

P.S.  Addirittura la stessa L potrà avere valenze diverse, dipendentemente dalle origini degli autori delle puntate… E infatti, mentre la L delle prime puntate designa Lizzano (Taranto), la L della sesta puntata è Locorotondo (Bari), e non è detto che prima o poi la L non stia per Limbiate (Milano)… Sia chiaro: noi preferiamo mantenere il gioco della lettera iniziale al posto del nome esteso non per paura di nominare il vero, ma per puro vezzo letterario; e anzi perché così risulterà più evidente come spesso, curiosamente, alcune verità varranno indifferentemente per un paese o per l’altro, indipendentemente da lettere iniziali o finali… Forse perché ogni mondo è paese, e ogni discarica anche…

CollaborazioneNon è vietato scrivere a due, tre, quattro o più mani…scambiarsi pareri e informazioni…tra cittadini della stessa city ma anche di city o mondi diversi…nemmeno citare e copiare è vietato…se serve a costruire la City e a diminuire il Fizz…

Premi Rifiuti speciali e non, saranno consegnati o potranno essere ritirati direttamente, da chi scrive ma anche da chi non scrive.

Domanda: – Perché scrivere?…

Risposta: – Perché non scrivere?…

Per scrittura si intende qui scrittura di una puntata di Fizz. Chiunque abbia qualcosa da dire in merito ai contenuti, può farlo rispettando il linguaggio scelto in partenza dall’ideatore del progetto, e cioè quello della fiction. Quindi: no commenti giudizi dubbi apprezzamenti riflessioni etcetcetc sulla scrittura, né sulla propria né quella degli altri; caso mai attrezzatevi e cercate di esprimere quello che volete esprimere in maniera propositiva attraverso una vostra puntata, con narrazioni personaggi etcetcetc, insomma con gli strumenti della fiction. L’ideatore del progetto si propone eventualmente di fornire consigli in proposito, con l’obiettivo di curare la qualità del lavoro collettivo, nella convinzione che una buona qualità di scrittura possa restituire una buona qualità di lettura della realtà.

Comunque, non dobbiamo scrivere a tutti i costi. Ma dobbiamo vivere a tutti i costi. O almeno, dare qualche segno di vita. Per cui, se non scriviamo…leggiamo – facciamo proposte a tema – condividiamo un’immagine – un video – un’installazione – un pensiero – del materiale d’informazione!

DELIRI OLFATTIVO-VISIVI DI UN APOLIDE Diari dalla discarica globale (quasi una premessa a Fizz)

di Tommaso Urselli

Qualche giorno fa, per motivi che non sto qua a raccontare, ho preso il treno – a Milano – sono arrivato – a Taranto – e sono tornato – a Lizzano.
Da un po’ di anni mi piace fare la vita dell’apolide: parto da qualche parte – di solito Milano – e ritorno da qualche parte – di solito Lizzano. O viceversa. Un apolide un po’ ossessivo e anche un po’ sfigato, lo so. E l’altro giorno, arrivato in paese, mi sono sentito anche un apolide molto confuso, più del solito: ero partito – da Milano – ed ero arrivato – ma non a Lizzano…
Eppure ero in paese, davanti la porta di casa, verso le sette di sera…ma la sensazione era quella di trovarmi sul ponte della Ghisolfa all’ora di punta (un cavalcavia sulla circonvallazione milanese intasato di auto e gas di scarico).
“No no, guarda che ti trovi a Lizzano” mi dice la vocina apolide dentro di me, “guardati intorno…altro che cavalcavia, altro che auto: il deserto”.
E in effetti così era: nemmeno una macchina. E allora perché quest’effetto cavalcavia-milanese-all’ora-di-punta?, dico alla vocina.
“Tappati il naso” mi risponde quella.
Me lo tappo…: è vero!!! L’effetto cavalcavia sparisce…sono a Lizzano!
“Stappalo” dice ora la vocina…e l’effetto cavalcavia riappare, più intasato che mai…e io confuso e intasato insieme a lui.
“Tappalo-stappalo-tappalo”…Gioco così per un po’…E in un attimo mi teletrasferisco…Milano-Lizzano-Milano….Sarà un effetto della globalizzazione?
Fino alle dieci del mattino dopo il giochetto globalizzante funziona.
Ma basta giocare…E’ già ora di ripartire…Se no che apolide sarei…
Chiedo a mio fratello di accompagnarmi in macchina alla stazione di Taranto. A circa tre chilometri da Lizzano vedo una scena che mi ricorda un film: una serie di camion in fondo a un’enorme cava-discarica…Che film era?…
Adesso sono in treno: né Milano né Lizzano, in nessun posto, da vero apolide. Ma quella cosa…l’effetto globalizzante…mi è rimasto nel naso.
E all’improvviso ecco che mi torna in mente il film: “Gomorra”, la scena della discarica nel napoletano. O era Lizzano?

1° PUNTATAIl Presepe (più o meno) vivente

di Tommaso Urselli (Lizzano - Milano)

Nel paese di L fervono i preparativi per le feste natalizie: quest’anno, invece che nei consueti luoghi deputati, il Presepe Vivente – forse ancora per poco – sarà ambientato nella favolosa discarica, luogo ricco di effetti speciali – più o meno – naturali. Mentre un Bue e un Asinello alquanto asmatici faticano a riscaldare il Bambino che si agita nella culla – forse non gradisce il rumore dei camion che imperterriti vanno e vengono dalla sacra Grottadiscarica – i Magi sui cammelli stanno risalendo a fatica la salita del paesello; sono in difficoltà: a guidare il loro cammino, nessuna stella cometa nel cielo offuscato da una strana nebbia. Fortunatamente qualcosa li condurrà fino alla meta: gli speciali effetti flatulenti della discarica. I genitori del Bambino, l’umile fabbro Giuseppe e la Vergine sua moglie, attendono fiduciosi.

2° PUNTATA – Che musa Fizz, entra nella carne per poi possederti e poi sparire

di Valerio Chionna (Lizzano (Taranto) - Pisa)

Fizz l’altro giorno mi prese per mano, mi portò in un posto. Un posto affascinante e a me sconosciuto.
Fizz dove siamo? domandai; cammina cammina, lo scoprirai.
Vidi colline artificiali, tubi e acciaio armonicamente distribuiti su di esse; omini visti da sopra, un bel vedere che li si affaccia, si davano un gran da fare, parlavano ma non udivo voci, ridevano e scherzavano ma da soli.
La polvere o la nebbia dava a quel posto un non so che di aureo, di misterioso di Speciale.
Fizz andò via. Io senza la mia guida mi sentii perso, il panorama visto dall’alto perse il suo spirito magico. Iniziai ad aver paura.
Tornai nel Paese di L. Raccontai tutto ai vecchi amici del Bar, 4 onesti bevitori. Raccontai di Fizz, di quell’inferno/paradiso, delle grida afone e della solitaria sensazione di quando Fizz andò via. Non mi hanno creduto.
Matto!! mi hanno detto, tu hai sognato! è tutto un sogno o sei ubriaco…e matto mi sentii.

Vi ci porterò io!
Era Fizz che parlava. Era entrata nella carne!

3° PUNTATA – L’ombra di Fizz

di Mara Zecca (Lizzano (Taranto))

Si era concluso un altro anno e nel regno di L erano dispiegate le ali della peste. Qualche battito era stato avvertito, molti segni dalla terra e dal mare erano stati mandati ma solo pochi sapienti avevano avvertito la vicinanza della sventura. Essa covava sotto.
Una sera, alla parvenza solita, un gruppo di ragazzi decide di riunirsi in una casa alle porte del regno, le strade erano deserte, tutto sembrava essere avvolto da una grossolana foschìa, lo era davvero.
Giunti nella casa, i ragazzi accendono un focolare, seggono intorno al camino e trascorrono la serata accompagnando le parole con del buon vino. Ad un certo punto, uno dei ragazzi nota un ombra sulla parete, presto si gira ma non vi è nessuno alle sue spalle. Poi ancora, vede l’ombra, si volta ma nulla sembrava corrisponderla. Questa volta l’ombra era perfettamente nitida, ma il ragazzo non capiva a chi appartenesse. Stranito, quasi impaurito dall’irrazionalità della situazione, fa notare ai compagni la presenza dell’ombra.
“Chi sei?” chiese a più voci il gruppo.
“Sono un’ombra, i mio nome è Fizz” ed essa continuò “Sono ombra e non lo sarò ancora per molto, mi materializzerò grazie all’aiuto di umani stolti che mi stanno recando servigio per soddisfare la loro sete di potere.”
“cosa vuoi da noi?” impauriti risposero
“Se desiderate la sopravvivenza del regno di L allora dovrete evitare che io possa divenire materia, la materia incattivisce il mio animo e sarà per tutti voi la fine”
“a cosa dobbiamo il tuo preavviso?”domandarono increduli
“inizialmente era la mia natura buona, l’avidità di alcuni di voi mi sta nutrendo di negatività che mi trasformerà ben presto in un mostro, intervenite prima che sia troppo tardi, sapete cosa fare…”
…ora questi ragazzi stanno combattendo per un futuro migliore, facciamolo anche noi!!!

4° PUNTATA – Vacanze a L di due cittadini di M

di Paola Binetti (Lentate sul Seveso (Milano)

“Quest’anno in vacanza si va a L!!!”.
“A L? Ma ti senti bene? Ma sai dov’è? Chilometri e chilometri di strada per andare a vedere il mare, che poi è lo stesso che vedresti a Pietra Ligure? Non ti andrebbe bene Pietra Ligure? No? Preferiresti Loano? Alassio? Dico, sempre Mediterraneo è!”.
“Come sempre Mediterraneo è? Non è lo stesso mare. Giù è diverso. E’ più…è più…è più mare, ecco. E’ persino più blu!”
“Ma che cavolo dici, Marina? Non stiamo mica parlando del mare del Nord!”
“No che cavolo dici tu, Mario!”
E avevano litigato e parecchio, per una cosa assurda. Il mare su, il mare giù, il mare di destra e di sinistra. E avevano finito come sempre col fare il gioco delle onde, andando su e giù insieme, rotolandosi a destra e a sinistra. E come sempre aveva vinto lei.
“Ma a che stai pensando?, così silenziosa?”
“Penso. A noi, al mare, a noi al mare, a me e a te nel mare…”
“Va bene, va bene…Manca poco. Sei contenta? Forse sarebbe meglio chiedere informazioni a qualcuno, per non sbagliare”.
“Sì, chiediamo, così non perdiamo le ore a girare a vuoto e arriviamo in fretta nella casetta che abbiamo affittato”.
Fu in quel momento che accadde. L’auto si accostò al marciapiedi e Marina aprì il finestrino. Fu un attimo. Neanche a farlo apposta il cd del Barbiere di Siviglia era al punto dell’aria di Basilio…
”…un venticello, un’auretta assai gentile…”
…Marina stava per domandare ad un vecchio del paese l’indicazione, quando una puzza tremenda la investì in piena faccia, come uno schiaffo fortissimo, che le tolse il respiro…
“ … s’introduce destramente e le teste ed i cervelli fa stordire e fa gonfiar …”
“Ma che succede? Cos’è questo odore tremendo? Non si respira…“
“Marina ma dove mi hai portato, cazzo! Questo posto è una fogna, mi vien da vomitare!”
“A te vien da vomitare? E a me no? E che ne so che è ‘sta roba? Scusi – al vecchio, tappandosi il naso – noi stiamo cercando questa via, via delle Tamerici, ma che cos’è questo odore? Non si respira”
“E’ la discarica a cielo aperto che c’è appena fuori paese”
“Come una discarica a cielo aperto fuori paese? Ma è tremendo l’odore! Non lo sentite?”
“Lo sento, lo sentiamo. Ci si abitua. Giusto all’inizio da un po’ fastidio, ma poi…Comunque nessuno è morto, fino ad ora.”
“…Alla fin trabocca e scoppia, si propaga, si raddoppia e produce un’esplosione come un colpo di
cannone … “
Mario: “Ma che sta dicendo? Nessuno è morto? Perché deve morire qualcuno perché si faccia qualcosa? “
Il vecchio : “Bè a volte sì. Ma non è detto. Dipende anche da chi muore. “
“Marina, ma che cazzo sta dicendo questo? Io qui non resto un minuto di più! “
“Mario, aspetta, ragioniamo. Non lo potevamo sapere. Il mio collega non mi ha detto nulla, anzi mi ha decantato il mare, i colori, i profumi…”
“Sì, ha dimenticato solo di dirti che i profumi sono di fogna e di sostanze non ben definite. Si vede che si era avvolto il naso in uno dei suoi filtri del cazzo! Io giro la macchina e torniamo a casa. Su, dove il mare non è così blu!”
“Aspettate – intervenne il vecchio – la vostra via è un po’ più in là, dove la puzza di discarica si sente solo dopo mezzanotte, fino alle 5 del mattino, poi l’aria gira e di giorno non è male. Ci abita una mia nipote, che si trova bene…”
“Ma mi faccia il piacere! Fino alle cinque del mattino! Ma non capisce che è una follia? Una follia!” “Perché dice così? Guardi, questo Natale passato ci hanno fatto persino il Presepe vivente nella discarica, non era male. Un po’ diverso dal solito.”
“Ah, perché secondo lei, il Presepe l’hanno fatto così, per folclore? Non le è venuto in mente a lei e ai suoi compaesani che forse c’era un po’ di sarcasmo in quel gesto? Un attacco, che so, magari all’amministrazione? A chi gestisce il territorio? “
“Senta, lei voleva sapere dov’è la via e io gliel’ho detto. Altro non so. Se la nostra puzza non le sta bene, cambi paese. Buona sera.”
“…un tremuoto, un temporale, un tumulto generale, che fa l’aria rimbombar…”
“Marina! Andiamo via!”
“Ma io…volevo solo il mare blu, le case bianche, gli olivi. Dopotutto se la puzza è solo di notte fino alle cinque del mattino…se si sono abituati gli abitanti, che vivono qui, possiamo farlo noi per quindici giorni…Dai Mario – iniziando ad accarezzargli la mano – proviamo almeno per una notte. Magari non ci troviamo così male. E poi non sei stanco? Non lo vuoi un bel massaggio?”
Lo sguardo di Mario si perse nel vuoto. Guardava oltre il parabrezza, cercava di non respirare e di concentrasi sulle dita di Marina che lo stavano sfiorando. Sapeva che lei avrebbe vinto anche questa volta. A questo si era abituato oramai. Come alcuni cittadini di L alla puzza.
E infatti vinse lei.

5° PUNTATA – La vera storia di Fizz

di Enrica Pinca (Lizzano (Taranto) - Bologna)

Giro il mondo. Attraverso paesi lontani, deserti, mari, oceani e città. Sono il vento. La gente mi dà svariati nomi, a seconda di ciò che porto. Se il freddo mi chiaman Maestrale, se l’acqua Scirocco. Ma son sempre io. Ogni volta amo cambiar direzione e porto in dono ciò che raccolgo sul mio cammino. Ma c’è qualcosa di nuovo che mi rende davvero triste da qualche anno a questa parte: tornare a L. No, il paese mi piace, gli ulivi e le viti lo rendono una terra ricca. E la gente, gente per lo più onesta, si lavora. No, c’è qualcos’altro che mi rattrista. Quando arrivo nei pressi di L sui volti degli abitanti appare una smorfia particolare, come un ghigno di fastidio e fuggono via. Si nascondono, chiudono le finestre. Un giorno vidi una donna che stendeva i panni. La avvolsi col mio soffio. Si scostò e fuggì in casa. Lei non mette più i panni fuori quando arrivo lì. Non mi spiego quello che accade. Una sera qualche settimana fa’ correvo per le stradine del centro storico. Era tardi. I vecchi muri sembravano raccontare storie di povertà, di miseria. La strada deserta. Solo un gruppo di ragazzi ancora fuori. Li ho ascoltati parlare. Mi hanno dato un nome nuovo. Mai nessuno mi aveva chiamato così. Mi son sentito offeso. Ed ho anche sentito qualche bestemmia nei miei confronti. Come se fosse colpa mia. Se fosse stato possibile, avrei preferito non tornare più in quelle strade, a L, ma il mio mestiere non l’ho scelto. Sono il vento. Vado e basta. Non mi importa se son gradito, non scelgo io cosa portare con me. Spingo quello che trovo lungo la mia strada. Fizz, mi hanno chiamato. Ho spiegato ad un giovane che nel silenzio cercava una risposta: “Se avessi incontrato fiori, vi avrei portato il profumo”.

6° PUNTATA – L’imminente catastrofe

di Antonio Lillo (Locorotondo (Bari))

Oggi a L abbiamo fatto una scoperta straordinaria.

C’è l’ha raccontata un vecchio questa cosa, uno di quelli che se ne stanno tutto il giorno seduti sui gradini delle porte a sciacquarsi le budella col loro vino fatto in casa. Ci ha bloccato mentre passeggiavamo per il corso e, fra una chiacchiera e l’altra, mentre si tentava in tutti i modi di sfuggire alle sue grinfie, ce l’ha detta quasi per caso. E cioè che la villa comunale con tutti i suoi bellissimi giardini sorge sull’area un tempo destinata all’antica discarica del paese, poco fuori dal vecchio perimetro abitato. Hanno sepolto tutto sotto la terra e sopra ci hanno piantato gli alberi, e intorno costruito altre case. Ci abbiamo pensato per tutto il pomeriggio, fantasticando sul tipo di rifiuti sepolti qua sotto. Ce ne stiamo seduti sulle panchine all’ombra, e Fizz mi dice:

“Ti immagini? Che forse questa qui sotto è la più antica discarica della storia?”

“Ma no!” gli rispondo. “La più antica no, che ti credi? Però cazzo è vecchia la villa, l’hanno costruita che c’era ancora il re!”

“Una cosa è certa comunque…”

“Che cosa?”

“Dico che avevamo ragione noi…”

“Quando?”

“Quando dicevamo che il paese ha un cuore di merda!”

Sghignazziamo compiaciuti della nostra battutina.

“Hai capito perché gli alberi vengono su così bene?” Sghignazziamo ancora.

Li guardiamo gli alberi. Ne osserviamo le punte nere mosse dal vento, i tronchi solidi ancorati al suolo, le radici che intorno premono per farsi spazio e spaccano l’asfalto intorno in lunghe e sottili crepe. “Mi chiedevo…” ricomincia Fizz. “E se spacca spacca quando l’asfalto viene via tutto la cacca che c’è sotto salta fuori?”

“Impossibile!”

“Sì, ma dai… io me lo immagino come un piccolo geiser. Tutta st’immondizia che preme per scoppiare e appena le dai un po’ di largo prende e viene sparata in alto!”

“Bello sarebbe!” ridacchio. “Ma è impossibile…”

Ce ne stiamo all’ombra degli alberi in silenzio e osserviamo le crepe nell’asfalto. I vecchi passeggiano tranquilli, coi loro occhiali da sole e le scarpette sportive, quasi fossero ignari di quello che bolle sotto i loro piedi. Osserviamo le crepe e quando si alza il vento puntiamo il naso e cerchiamo nell’aria i segni dell’imminente catastrofe: la scia dell’odore di merda che immaginiamo un giorno verrà fuori di là.

7° PUNTATA – Il ritorno del presepe (più o meno) vivente: Primi problemi
Puntata in dialetto di L sottotitolata in italiano
di Tommaso Urselli (Lizzano (Taranto) - Milano)

L’umile falegname Giuseppe, per gli amici Pe, e la VergineMaria, per gli amici Ve, in un letto rotto nella grottadiscarica. Ve accarezza Pe; ma Pe si blocca.

VE Pe, ti sta vecu cupu cupu ti sta vecu…Ce puerti pinzieri?
(Pe, ti vedo cupo…Sei pensieroso?)

PE Ce pinzieri e pinzieri, Marì…Non ci mi tira
(Macché pensieroso e pensieroso…E’ che non mi tira)

VE E com’eti, Pe
(E com’è che non ti tira, Pe)

PE Stu fizzu…
(Questa puzza..)

VE Hi sangu, ca la settimana passata m’ogghiu llavata
(Eppure mi sono lavata la settimana scorsa)

PE Noni Marì…A parti ca era l’annu passatu…Ma saraca eti stu liettu…e tutta sta grotta…ca puzza
(Maria, a parte il fatto che era l’anno scorso…Ma forse è questo letto…e tutta questa grotta…a puzzare)

VE E no ti puè tappà lu nasu, Pe? Porta pacienzia…Ca crammatina poi spiccia
(Ma non ti puoi tappare il naso, Pe? Un po’ di pazienza…Che domattina smette)

PE Sini, Marì…Ma poi craissera ripigghia
(Sì Maria…Ma domani sera ricomincia)

VE No’ ti sci fissannu moni, Pe
(Pe, non ti fissare adesso)

PE Non ci mi fissu non ci mi fissu…E’ sulu ca non ci mi tira
(Non mi fisso non mi fisso, è solo che non mi tira)

VE E pi forza t’ata tirai?
(Ma ti deve tirare per forza?)

PE E già, pi forza m’ata tirai?
(E già, mi deve tirare per forza?)

VE Mena, no ti ni fa problemi. Ci no tti fissi, vì ca ti bbitui, e ci ti bbitui poi sta bbuenu li stessu
(Dai, non ti fare problemi. Se non ti fissi vedrai che ti abitui, e se ti abitui poi stai bene lo stesso)

PE Ah, stocu bbuenu li stessu? Puru ci non ci mi tira?
(Ah, sto bene lo stesso? Anche se non mi tira?)

VE Eh
(Eh)

PE E tu sta bona lu stessu?
(E tu stai bene lo stesso?)

VE Ce c’entra Pe, iu sontu femmena, mica mi tira
(Che c’entra, Pe, io sono donna, mica mi tira)

PE Sì però ti usca…E ci ti usca po’ t’addisidera…E ci t’addesidira po’ ti veni vogghia…E ci ti veni vogghia po’ tieni bisuegnu ti nu masculu…Nu masculu ca ‘nci tira…E comu ta fai ci a me non ci mi tira?
(Sì, però ti brucia…E se ti brucia poi ti viene il desiderio…E se ti viene il desiderio poi ti viene voglia…E se ti viene voglia hai bisogno di un uomo…Un uomo che gli tira…E come fai se a me non mi tira?)

VE No ti dà pinzieri, Pe…Ci propriu propriu m’addisidira, chiamu lu Spiritusantu
(Non ci pensare, Pe…Se proprio mi viene il desiderio, chiamo lo Spiritosanto)

8° Puntata – Il ritorno pel presepe (più o meno) vivente: Favori
Puntata in dialetto di L sottotitolata in italiano

di Tommaso Urselli (Lizzano - Milano)

Rumori di camion intorno alla grottadiscarica. Pianti da una culla rotta. L’umile falegname Giuseppe, per gli amici Pe, e la VergineMaria, per gli amici Ve, sono disperati.

PE Marì!
(Maria!)

VE Pe!
(Giuseppe!)

PE Ca lu vagnoni ste chiangi
(Guarda che il Bambino piange)

VE Pe, e tuttu iu gghia ffai? Dinci ncununa cosa tu, ca sì l’attani sì
(Giuseppe, ma tutto io devo fare? Digli qualcosa tu, che sei il padre)

PE Sì, l’attani…Quannu t’abbisogna ncununa cosa, so l’attani…Quann’è pi piaceri, stei lu Spiritusantu! Fatti iutai ti iddu, fatti
(See, il padre…Quando serve qualcosa, sono il padre…Quand’è per piacere, c’è lo Spiritosanto! Fatti aiutare da lui)

VE No lli sienti, li camion? ‘Ste fatìa, lu Spiritusantu. Mena, fammi stu favori, me’
(Ma non li senti i camion? Sta lavorando, lo Spiritosanto. Dai, fammelo questo favore)

PE (al Bambino nella culla) Vagno’…ca t’atà sta cittu t’ata stai…bah!
(Ragazzo…zitto, devi stare!)

VE S’è calmatu?
(Si è calmato?)

PE Saraca
(Forse)

VE Com’ha fattu?
(Come hai fatto?)

PE ‘Nciògghiu tappatu lu nasu…Ha vistu ca puru iddu ni risenti, ti stu fizzu?
(Gli ho tappato il naso…Visto che anche lui ne risente, di questa puzza?)

VE Lu fizzu, lu fizzu…mo sempri colpa ti lu fizzu, eti…
(La puzza, la puzza…adesso sempre colpa della puzza, è)

PE E vabbeni…allora ‘ncìlu stappu
(E va bene…allora glielo stappo)
 

Il Bambino riprende con i suoi pianti assordanti.

VE Matonnamatonnamatonna…fallu spicciai…ca mi ste ‘nsurdesci…
(Madonnamadonnamadonna…fallo smettere…che mi fa diventare sorda)

PE Ah, allora ti ni sta ieni a mei!…Lu tappu lu tappu
(Ah, allora mi dai ragione!…Lo tappo lo tappo)
 

Il Bambino smette di piangere.

PE Marì…tu ca lu canusci buenu…ma non ci lu puè diciri, allu Spiritusantu, cu fatìa ti menu?…ca cussì cala, lu fizzu
(Maria, tu che lo conosci bene…ma non glielo puoi dire, allo Spiritosanto, di lavorare meno?…Così diminuisce la puzza)

VE Pe, lu sa ca po’ curu s’offenni…A mme ’me fatti già tanta favori
(Giuseppe, lo sai che poi quello si offende…A me mi ha fatto già tanti favori)

PE Allora fancilu ticiri ti ttanita
(Allora faglielo dire da tuo padre)

VE Puru a ttanima ‘nce fattu nu favori
(Pure a mio padre ha fatto un favore)

PE Allora ti frauta…ti cugginita…ti suecruta…ti lu sinnucu…ti l’ex sinnucu…ti ci sia sia ‘nta stu paisi
(Allora da tuo fratello…da tuo cugino…da tuo suocero…dal sindaco…dall’ex-sindaco…da chiunque in questo paese)

VE E’ fattu favori a tuttu lu paisi
(Ha fatto favori a tutto il paese)

PE E vabbè, allora stammini cussì…(al Bambino nella culla)…Vagno’, ha sintutu?…Cussì ni ma stai…cullu nasu tappatu…e tappata ‘ta sta puru la vocca
(E va bene, allora restiamo così…Ragazzo, hai sentito?…Così dobbiamo restare…con il naso tappato…e tappata deve restare anche la bocca)

9° Puntata – W L, abbasso Fizz!!!
di Giuseppe Urselli (Lizzano)
Sembravano tutti d’accordo su una cosa, a L: che sarebbe stato molto meglio se Fizz non fosse mai esistito. Alcuni erano pronti a scommettere che fosse proprio Fizz il responsabile di alcune morti per tumore! E chissà, magari era in parte o totalmente vero.
Intanto, mentre parlavano e parlavano, Fizz si estendeva a macchia d’olio ogni giorno di più. Annusando, lo si poteva percepire anche sulla strada che da L portava a P. A seconda dei venti si spostava ovunque. Ma prima che le cose si facessero davvero complicate e la matassa difficile da sbrogliare, gli abitanti di L cominciarono a unirsi per dire: “No a Fizzinthecity, sì al meraviglioso mare di L. W L, abbasso Fizz!!!

10° Puntata – Bruciate tutto

 di Grazia Ardissone (Borgofranco)
con battuta finale* di Mariantonietta Capuzzimati (Monteparano)
e piccolo raccordo spazio-temporale dell’ideatore di Fizz

Un bel giorno arrivarono gli autonomen da Berlino e compresero che la discarica e la sacra famiglia non erano la realtà ma uno schermo, l’ennesimo film di propaganda, l’ennesima finzione cristiano dominante; si collegarono subito con i fedeli del Vudù di Haiti, che immediatamente risposero: “In nome degli schiavi e dei non cristiani uccisi dal potere coloniale e dalla chiesa sulla nostra terra, bruciate tutto.”

Da un angolo del presepe (più o meno) vivente, si levò flebile  la voce di una pastorella del luogo, piuttosto atterrìta:

“Aòòòò… bruciate quannu è tramontana, però…”*

11° Puntata – Pippino va dal sindaco

di Emanuele Barbati (Lizzano)

 Pippino è venuto a piedi da una zona del comune di L per parlare col sindaco,che tra l’altro ha votato,di solito passa i pomeriggi in una stanza proprio adiacente al palazzo comunale,quando esce dice alla moglie “ste vò all’anziani”, in realtà vorrebbe dire che va alla polivalente,il circolo dove i suoi coetanei passano le ora pomeridiane a giocare a carte e a raccontare paure e speranze di “pronospera”.Oggi ha delle domande da porre al sindaco

P-signor sindico ho venuto per chiederle n’informazione

S-Guardi,ho fretta,però se vuole mi accompagna lungo le scale così da spiegarmi la motivazioni che l’hanno spinta qui nei nostri uffici.

P-Vabene signor sindico,io vado più lento che i ginocchi mi dolono

Il signor sindico è già 3 gradini avanti:

S-mi dica,racconti le sue richieste alle istituzioni preposte a tali scopi

P-signor sindico, sulla chiazza dicono che la puzza che sentimo è che alla discarica buttano mmunnezza con le carte fause , io tra me e me sono pensato di venire a dirlo a voi,signor sindico. Così magara potete fare qualche cosa,che sono sicuro che non ne sapevate niente,io come un padre va,così magara non la sapevate sta cosa

S-ah bene,lei è un mio caro elettore

P-certo signor sindico,che io ho lavorato tant’anni sotto vostro padre,ma dice che hanno fatti i controlli quelli del governo? n’amico mia mi ha detto che un mese hanno durati tutti gli analisi per vedere sta puzza di dove proviene,ma com’è signor sindico che hanno usciti tutti bene?

S-Ma sa quando c’è crisi c’è crisi un po’per tutto,lei per esempio quanto prende di pensione?noi facciamo di tutto per l’immagine del paese,poi tra un po’è pasqua e come si dice…

P- …ce nci voli cu rria san pascali!eh signor si prima era meglio,stavano certe giornate,già ca non c’era la puzza,ma non è che gli analisi hanno state fatte male? Mia moglie dice ca uno ci teni munnezzi pi nforza è mangiatu prima,ma mangia puru poi.

S- a proposito visto che ci siamo,vuole un caffè,qui al bar?

P-signor sindico per me è un piacere,ma non è ca faciamo come fravagnano no?ca dice che hanno preso i soldi ma ci è vera la notizia delle munnezze co le carte fasulle se l’hanno presa anche un’altra cosa!!

S-lei parla del ristoro,sa le vigenti ordinanze,forse i tagli alle province,c’è anche da considerare che fragagnano è sulla ss ter 7, l’assessorato alle politiche giovanili nonché un’alternanza proparossitona tende ad una certa ambiguità ma noi siamo dalla parte dei cittadini…un espressino grazie

P- a me un caffè…ma signor sindico,nipotima ca studia dice che in altri parti per esempio passa lo munnizzaro casa casa e si prende i munnezzi,in una busta la carta, in una busta la plastica

S- davvero? incredibile, in che situazione incresciosa mettono i cittadini, ma stia tranquillo noi faremo di tutto, non esiste che i nostri cittadini debbano perdere tempo a capire in che busta va la carta, la plastica, e non permetteremmo mai una violazione della privacy facendo entrare fin dentro casa degli sconosciuti netturbini. stia sereno.

P- na signor si,mo che mi dite così avete raggione, nipotima mi era fatto pensare che era una cosa buona,prima signor si le uniche munnezze era la cenere a prima matina.aspe ca poi la usavamo per lavarci le capelli,assevano morbidi morbidi,ma vabbè e sta puzza?ste carte fause?poi tutti quisti ca vanno in giro pel paese cu la scritta discaricaSaggittario, sobbra le magliette, ambulanze, non è ca la mettono pure sulla fascia vostra no signor sindico? ma poi sta puzza a me mi fa venire il scietto. No signor sindico,dovete fare qualche cosa pei bambini,per i mammi e i padri,ma pure basta parlavvo un po’alle personi così sanno cosa state facendo,signor sindico,mettetemi un po’l’anima in pace,ditemi qualche cosa ca mi tranquillizza nu poco!

S-Lo paga lei il caffè?

 12° Puntata – Il ritorno del presepe (più o meno) vivente: Chi ha visto Baldassarre?

Puntata in dialetto di L sottotitolata in italiano

di Francesco Pastorelli (Lizzano - Torino)

 I tre re magi, Baldassarre, Melchiorre e Gaspare, arrivati faticosamente ai confini del paesello, vedono sempre più addensarsi la bruma che avvolge la Grotta-discarica.

MELCHIORRE: minchia, Ga’, l’ieri mai vista ’na nebbia cussì fitta?(cazzo, Gaspare, avevi mai visto una nebbia così fitta?)

GASPARE: ai voglia! (Certo che si!)

MELCHIORRE: ma tu ce dini, ca veramenti namma nfilai da intra? Io no vecu cchiù nienti; mi pari ca la stella se fatta comu nu lampinu mienzu alla tramuntana. (ma che dici, davvero dobbiamo entrarci? Io non vedo più niente; mi sembra che la stella sia diventata come un lumino nella tramontana)

GASPARE: statti tranquillu, ti portu iu, nonci ni pirdimu. Mogghiu programmatu a casa lu percorsu. (stai tranquillo, ti porto io, non ci perdiamo. Ho programmato a casa il percorso)

MELCHIORRE: non è tanta lu perdiri, quantu sta puzza. Ma la sienti?(non è tanto il perdersi, quanto la puzza. Ma la senti?)

GASPARE: ’nsomma, cussì e cussì. (Insomma, un poco)

MELCHIORRE: cussì e cussì? Ma mi ste pigghi pi culu? Viti ca è brutta forti, ’sta puzza (un poco? Ma mi prendi per il culo? Ti assicuro che è brutta assai, questa puzza)

GASPARE: eh, caru mia, iu vivu in tempi moderni: non mi stupisco più di nulla. Alla puzza sontu bbituatu (eh, caro mio, io vivo in tempi moderni: non mi stupisco più di nulla. Sono abituato alla puzza)

MELCHIORRE: vabbè, sinti bbituatu, ma sta puzza nonci ti pari nu picchi troppu strana? Nonci pari umana, si ’nfila ’ntrallu nasu e ti strengi la ventri; pari ca no tata lassai nzina a tannu ca no te strascinatu li ’ntrami (ok, sei abituato, ma questa puzza non ti sembra un po’ troppo strana? Non sembra umana, si infila nel naso e ti stringe lo stomaco; sembra che non ti debba lasciare sino a che non ti stravolge le budella)

GASPARE: tu si primitivu, fattutulu diciri; io vengo dalla città, mica comu a tei, ca stani mmienzu a quattru pecuri e cachi ntralli scruevi(tu sei primitivo, lasciatelo dire; io vengo dalla città, non come te, che vivi tra quattro pecore e caghi nelle frasche)

MELCHIORRE: no sacciu la città di do ieni tuni, ma è megghia la merda di li pecuri di questa, cientu voti (non conosco la tua città, ma è cento volte meglio la merda delle pecore di questa)

GASPARE: ma ta vistu quantu sinti zoticu? Puerti lu maglioni ’ntralli casuni, li scarpi culli rattoppi e na curescia fatta di corda di puzzu, mucata puru di vitriulu. Tu sei un pezzente (ma ti sei visto quanto sei zotico? Porti il maglione infilato nei pantaloni, le scarpe rattoppate e una cintura fatta con la corda che si usa per i pozzi, sporca pure di vetriolo. Tu sei un pezzente)

MELCHIORRE: iu pezzenti? Uè, ma no ti pari ca ste esaggeri? (io pezzente? Ma non ti sembra di esagerare?)

GASPARE: nossignore. Tu sei pezzente e mo tlu spiegu piccè. Sta puzza ca ti ste dei tanta fastidiu in realtà è salutari. Mo ti fazzu ’na metafora, cussì capisci puru tuni. Tu quannu scorreggi? (nossignore. Tu sei pezzente e ora ti spiego il perché. Questa puzza che ti dà tanto fastidio è in realtà salutare. Ora ti creo una metafora, così capisci pure uno come te. Tu quando scoreggi?)

MELCHIORRE: quannu gghiè dicirei (quando devo digerire)

GASPARE: e quannu ddicirisci? (e quando digerisci?)

MELCHIORRE: quannu gghiù mangiatu (quando ho mangiato)

GASPARE: ha vistu? Quannu mangi, ntrallu stommucu ncuna cosa si movi, e tu ti sienti ca si vivu. Ci no eri muertu. Quindi, ci stei la puzza eti piccè ncuna cosa si movi: li cristiani si donu da fai, li machini caminunu. E cchiù caminunu li machini, cchiù sontu li cristiani ca sona da da fai, e cussì portunu lu pani a casa. M’a capitu? (hai visto? Quando mangi, nello stomaco si muove qualcosa, e tu senti che sei vivo. Altrimenti saresti morto. Quindi, se c’è puzza è perché qualcosa si muove: le persone si danno da fare, le macchine camminano. E più camminano, più sono le persone che devono darsi da fare, e così portano il pane a casa. Hai capito?)

MELCHIORRE: mi sa ca nu picchi di ragioni la tieni (forse ce l’hai un poco di ragione)

GASPARE: e certu ca la tengu. Ha vistu ca puru unu comu a tei capesci, quannu voli! E poi, la ste fa grossa, ma questa puzza mla chiami? (certo che ho ragione. Hai visto che capisce anche uno come te, quando vuole! E poi la fai grossa, ma questa la chiami puzza?)

MELCHIORRE: ah, quindi tu sinti modernu e civilizzatu, quindi la puzza nonci la sienti (ah, quindi tu, essendo moderno e civilizzato, non senti la puzza)

GASPARE: nossignore (nossignore)

MELCHIORRE: ce di’, mlu fani nu favori? (di’, me lo fai un favore?)

GASPARE: a disposizione (a disposizione)

MELCHIORRE: leviti curu fazzulettu ca ti puerti ’nfacci (togliti il fazzoletto che porti sul volto)

GASPARE:  ma ste schierzi? Poi lu mamminu nonci mi canosci (scherzi? Poi il Bambino non mi riconosce)

MELCHIORRE: trimò, viti ca eti nu vagnoni e no te mai vistu (scemo, è un bambino e non ti ha mai visto)

GASPARE: mi dei nu toccu esoticu, e nui vinimu dall’oriente. Gghiè fai bella figura culla matonna (mi dà un tocco esotico, e noi veniamo dall’Oriente. Devo fare bella figura con la Madonna)

MELCHIORRE: la sa longa cumpà; fatti cuntu ca ci ti llievi curu fazzulettu di ’nfacci tu scueppi ’nterra prima di tutti niu: ce dini, Baldassà, no agghiu raggioni? (la sai lunga, compa’; fatti conto che se ti togli quel fazzoletto dalla faccia caschi a terra prima di tutti noi: tu, Baldassarre, che dici, non ho ragione?)

Silenzio, Baldassarre non risponde.

MELCHIORRE: Uè, Baldassarreee! (oh, Baldassarreee!)

GASPARE: ce ste gridi, no bbasci la voci! (che gridi, abbassa la voce!)

MELCHIORRE: s’è persu (si è perso)

GASPARE: cini? (chi?)

MELCHIORRE: comu cini, va ’ntrunatu? Treti simu. Baldassarre, Baldassarre s’è persu. Nonci lu vetu cchiuni (come chi, sei stordito? Siamo solo tre. Baldassarre, Baldassarre s’è perso. Non lo vedo più)

GASPARE: Don’t worry! Baldassarre ce porta pi rricalu? (Don’t worry! Baldassarre quale dono porta?)

MELCHIORRE: l’incensu (l’incenso)

GASPARE: non c’è problema: sicutamu l’ardori di l’incensu e lu acchiamu (non c’è problema: seguiamo l’odore dell’incenso e lo troveremo)

MELCHIORRE: A Gaspare! (ah Gaspare!)

GASPARE: Si? (si?)

MELCHIORRE: Tu no ha capitu propriu nu cazzu! (tu non hai capito proprio un cazzo!)

13° Puntata – Il ritorno del presepe (più o meno) vivente: La morte di Baldassarre
Puntata in dialetto di L sottotitolata in italiano
di Tommaso Urselli (Lizzano - Milano)

L’umile falegname Giuseppe, per gli amici Pe, e la VergineMaria, per gli amici Ve, seduti su sedie rotte davanti a un tavolo rotto nella cucina rotta della grottadiscarica.

VE Pe, lu sa ci è muertu?  (Pe, sai chi è morto?)

PE Ci è muertu, Marì (Maria, chi è morto?)

VE Baldassarre, è muertu (Baldassarre è morto)

PE Marì, e ci cazzu eti stu Baldassarre…Unu ca ‘nci tira? (Maria, e chi cazzo è Baldassarre…uno che gli tira?)

VE Comu ci eti, Pe…Nnu Re Mmagiu, eti…N’era purtai l’incensu…E ‘nveci è zzuppatu lu sicchiu prima‘ncora cu ‘rria (Come, chi è…un Re Magio…ci doveva portare l’incenso…e invece è morto ancora prima di arrivare)

PE E menu mali va’ (Meno male)

VE Hi puvirieddu…e ce te fattu lu cristianu (Poveretto…che cosa ti ha fatto)

PE Niente m’è fattu…Ma a me mi puzza, l’incensu…Ca qua ggià stamu chini, ti puzza…Vabbè, paci all’anima sua.…E ti ce cosa, è muertu? (Niente mi ha fatto…ma a me mi puzza, l’incenso…e qua siamo già pieni, di puzze…Va bene, pace all’anima sua…E di cosa è morto?)

VE Boh? Diciunu ca siccome ca  era notti e ‘ncielu non ci stava la stedda cometa, s’è persu e poi ci sapi…Otru nu sacciu…L’onu cchiatu tuttu ‘nfitisciutu, ca puzzava cchiù iddu ti nu quintali ti pesci…Ticiunu ca già era malatu ti na malattia terminale…Tu lu sa ce vol’a ddici malattia terminale, Pe? (Boh…Dicono che dato che era notte e nel cielo non c’era la stella cometa, si è perso, e poi chissà…Altro non so…L’hanno trovato tutto impestato, puzzava più lui di un quintale di pesce…Dicono che era malato di una malattia terminale…Pe, tu sai che vuol dire malattia terminale?)

PE E ce ni sacciu iu, Marì (Maria, e che ne so io)

VE Pi fortuna ca po’ è vinuta l’ambulanza ti la Misiricordia e se l’è purtatu…menu mali ca stei lu Spiritusantu, ca ‘nce cattatu l’ambulanza, alla Misiricordia (Per fortuna è arrivata l’ambulanza della Misericordia e l’hanno portato via…meno male che c’è lo Spiritosanto che gli ha comprato l’ambulanza, alla Misericordia)

PE Menu mali (Meno male)

VE Menu mali (Meno male)

PE Ah Marì (Maria)

VE Ce, Pe (Che c’è, Pe)

PE Quannu moru iu, fammi nu piaceri…non ci li sce chiamannu…né Misericordia né Spiritusantu (Quando muoio io, fammi un piacere…non li chiamare…né Misericordia né Spiritosanto)

14° Puntata – Il sogno della contea di L

di Laura Ghirlandetti (Milano)

Quando nel sogno entrai nella contea di L mi sorpresi per l’apparenza organizzata della segnaletica. Una sola grande freccia indirizzava alla Discarica Madre. Metaforica visione dell’inizio.
Riutilizzo -marcescente- di sostanze (chimiche-sintetiche-alcaline) che vanno a concimare la terra, a dare nuovo corso alle vite precedenti, ma una didascalia -come in certi film di Herzog- è apparsa sulla via:
“se questa sostanza concima la terra è delitto, è reato, non è sterco fidato: è qualcosa che avanza nei polmoni; si fa strada a colpi di cannoni, e armi, violenza e fuoco, ti brucia il petto a poco a poco; penetra sotto gli abiti, nel sangue, fino all’interno della mente e rende un uomo un essere impotente, che lentamente sa diventare il niente.”
Il vento mi sibilava negli orecchi. “E se tutto il correre, il sognare, sgasando per le autostrade dell’Impero non fosse altro che per raggiungere la Madre, questa madre?”
Il fine di tutto lo sbandare, il cercare, si era rivelato in questo niente senza maiuscola, senza poesia…
“Rifiuto questa strada per mia.”
Tento di svegliarmi da questo sogno infausto, immagino il mare e inizio a respirare a pieni polmoni, ma la discarica -scopro- è fuori.
“Bisogna respirare! Risvegliare tutti!”
Un tamburo rullava e un corteo avanzava sull’unica strada di L.
Non erano tanti, ma il vento era dalla loro parte e cantavano qualcosa di simile a smantellare la logica dell’Impero che corre incontro ad un cesso fidato… senza un pudore, senza rispetto intasando la mente con il regresso… ma suonava meglio.
Mi unii a loro.

15° Puntata – Arrestato lo Spiritosanto!

 di Tommaso Urselli (Lizzano - Milano)

 Un bel giorno di tramontana lo Spiritosanto fu arrestato per traffico illecito di Fizz-materiale con altre grottediscariche. Alla domanda dei giornalisti: “Ma voi, la puzza, non la sentivate?”…

–         il sindaco di M rispose che lui l’attribuiva per lo più allo scirocco

–         il sindaco di F confessò candidamente che lei non sapeva che vento tirava, che fin da piccola faceva confusioni coi venti, con le direzioni, con destra e sinistra

–         il sindaco di L, arguto, affermò che effettivamente si, forse in quella faccenda cominciava a sentirsi puzza di puzza…e si avventurò in un lungo e complicato metadiscorso su puzza, libertà, popolo, libertà del popolo, popolo della libertà, libertà della puzza…il popolo intanto volgeva liberamente il capo ora a scirocco ora a tramontana, confuso dalla puzza del suo discorso

16° Puntata – Dialogo tra la mano destra e la mano sinistr del sindco di F 

di Paola Binetti (Lentate sul Seveso (Milano)

La mano sinistra, S, e la mano destra, D, sono in scena, fianco a fianco. 

S:  Destra,  devo dirti una cosa

D: ( non risponde)

S: Destra?

D: eh?

S: devo dirti una cosa

D:  Dilla

S: me ne vado

D: Ah

S: hai capito? Me ne vado.

D: sì.  E dove?

S: via

D: sì. Ma dove vai via?

S: bè, a destra. Pensavo.

D: ah

S: solo “ah”?

D: ah. Sì. È una vita che vai a destra. Non è una novità.

S: lo so che è una vita che ci vado. Ma prima era per sbaglio.

D: ah. E adesso?

S: adesso no. Ci vado perché ne ho voglia.

D: Sì.

S: Solo sì, sai dire?

D: non c’è molto altro da dire. Stai sbagliando per scelta, questa volta.

S: tu pensi sempre che sbaglio.

D: Sì. Ma prima era per sbaglio sbaglio. Adesso no.

S: migliori,  anche “no” sai dire.

D: sì. È che stai sbagliando e te lo devo dire. E poi non hai pensato a me.

S: bè, invece sì. Ho pensato anche a te.

D: cosa hai pensato?

S: due cose.

D: dimmele.

S: che potresti diventare me.

D: assurdo.

S: che potresti venire con me.

D: assurdo anche questo.

S: perché?

D: perché sì. E basta. Ma cosa ti prende?

S: sono stanco.

D: di cosa?

S: di stare qui dove sono, sempre a sinistra.

D: ah. (pausa di riflessione) senti, ti porto io in un posto. Vuoi?

S: voglio. Andiamo.

D: devi chiudere gli occhi.

S: fatto.

D: devi fidarti di me.

S: (ci pensa) sì, mi fido.

D: dammi la mano

S: quale?

D: quale? L’unica che puoi darmi. La sinistra, ovviamente.

S: uff

D: zitto e seguimi

S: ti seguo.

Pochi attimi dopo

D: ecco. Arrivati

S: cosa devo fare?

D: aprire gli occhi.

S: eseguo. (attimo di sconcerto – apre gli occhi e sta zitta)

D:  bè, non dici niente?

S:  (sempre zitta)

D: allora? (un po’ arrabbiandosi)

S: niente. Non è cambiato niente.

D: ma ci vedi? Guarda con attenzione

S: guardo e sto sempre a sinistra.

D: somara! Guarda meglio!

S: (guarda) come prima.

D: allora proprio non vuoi capire. Cos’è quello? (indicando con il dito davanti a sé)

S: lo specchio

D: sì. E quello che vedi lì, chi è?

S: io. A sinistra.

D: Lo vedi che sei somara? Sei a destra.

S: No!? (tono di stupore)

D: sì. Nello specchio sei a destra. Come me.

S: (pensa) ma se io che sto a sinistra sono a destra  nello specchio, tu che sei destra sarai a sinistra. Non sono come te.

D: (spazientito) Insomma: ma  sei tu che te ne vuoi andare. Io sto bene dove sto. E nello specchio non mi guardo, capito?

S: capito. (silenzio) Sì, ma adesso cosa faccio? Sto sempre qui, davanti allo specchio?

D: va’ che sei matta forte!

S: è che volevo diventare un altro. Volevo diventare te.

D: perché? A me piaci come sei

S: davvero?

D: sì, davvero.

S: davvero, davvero?

D: ti dico di sì. Io ti amo così, perché sei là dove io non potrò mai essere

S: e questo ti piace tanto?

D: mi piace da morire. Sapere che non saremo insieme mai nello stesso momento.

S: ( perplesso) va’ che sei tu  matta forte!

D: non  possiamo stare separati, né insieme. Situazione unica

S: Folle

D: Paradossale

S: Bizzarra

D: Strana

S: Bislacca

D: Stramba

S: sì

D: sì

S: Non me ne vado. Vuoi sposarmi?

D: Sì, voglio sposarti.

S: Lo vedi che dici sempre sì?

D:  (ride)

S:  (ride)

D: che faremo insieme?

S: guarderemo le stelle

D: bello. Io quelle a destra, tu …

S: sì, io le altre, quelle a sinistra (pausa).  Meglio guardare le stelle che  lo specchio, vero?

D: sì, meglio

S: meglio

D:  meglio

S: Molto meglio

D: sì.

Nel buio che cala, lentamente si danno la mano. L’unica che possono darsi.

17° Puntata – Lo Spiritosanto  si  infiltra nella riunione di Cittadinanzaattiva

Puntata in dialetto di L sottotitolata in italiano

di Emanuele Barbati (Lizzano)

Dopo gli incresciosi avvenimenti degli ultimi tempi tra cui la morte di Baldassare, le lamentele di Pippino al sindaco e l’arresto dello Spiritosanto (poi in libertà su cauzione), lo Spiritosanto (di seguito Ss) cerca di capire le intenzioni dei suoi concittadini (di seguito Cc) intrufolandosi nelle varie discussioni che lo riguardano.

  

In un Bar del centro

 
Cc1:   no combà t’agghiu dittu, ca pi diciri ca li rrestunu,quiddi tenunu cert’avvocati ca ti puè venniri lu munnu e sempri ragioni tieni(compare ti ho detto che li arrestano così giusto per..hanno degli avvocati che, ti dovessi vendere il mondo, di sicuro ti fanno avere ragione)

Cc2:   io sempri cu cuddu mi la pigghiù (io ce l’ho sempre con lui)

Cc1:  ma cu cini?(con chi?)

Cc2:   comu cu cini cullu Spirutusantu! naaa ca quddu ni ste cciti la vita nostra,ca quannu mugghierima faci li lajini cu li ciciri mancu mi li mangiu cu ggustu pi quantu mi sentu schifatu di lu fizzu.(come con chi, con lo Spiritosanto, quello ci sta distruggendo la vita, quando mia moglie mi fa la pasta fatta in casa con i ceci non riesco neanche a mangiarla con gusto per quanto mi sento schifato dalla puzza)

Ss:   eh ma cuddu non ci ncorpa nienti,quiddi so propria li munnezzi ca quannu li mitti tutt’ansiemi faciuni li gass…Fssshhhhhh( eh ma non è mica colpa sua, sono le immondizie che messe insieme generano gas)

Cc1 :  matonna ce puzza tutta na vota (madonna, che puzza all’improvviso)

Cc2:  ca poi no gghiu capitu picce na ma stai citti e no pitimu parlai cu nisciunu di sta cosa(che poi non capisco perché dobbiamo stare zitti e non ne possiamo parlare)

Cc1:  na e ci te l’è ditta sta stuticaggini ( e chi t’ha detto questa fesseria?)

Cc2: comu ci me l’è ditta,ca ci assiu puru sobbra lu giurnali,sctava scrittu ca na ma stai citti ci no tutti li migliaia e migliaia di migliaia di turisti ca venunu quani magara poi non ci venunu cchiuni (come chi me l’ha detta, è uscita notizia anche sul giornale, c’era scritto che dovevamo stare zitti se no tutte le migliaia di turisti che arrivano qui magari non vengono più)

Ss:   i turisti ehm li turisti so la megghia economia pi stu postu,ca cu llu turismu campanu nui …ffshhhhh (i turisti sono l’economia migliore per questo posto, noi viviamo di turismo)

Cc1:  li muerti di Giuda ladru ce puzza di munnezzi totta na vota (per i morti di Giuda ladro, che puzza improvvisa)

Cc1:   a me no mi ni futta niente ne di ce dici lu giurnali ne di li migliaia e migliaia di migliaia di turisti,ca poi sti turisti lu nasu ce llu lassunu a casa prima cu partunu? Io ghià scei do cuiri vagnuni ca si acchiunu cu parlunu sobbra la puzza ( a me non interessa niente né di cosa c’è scritto sul giornale né delle migliaia di turisti, ma sti turisti il naso lo lasciano a casa prima di partire? io devo andare da quei ragazzi che fanno riunioni per parlare della puzza)

Ss :   ah si? Stonu vagnuni ca parlunu di sta cosa?…fsshh (ah si?ci sono dei ragazzi che ne parlano?)

Cc2:   sangu di la jaddina ce puzza,si stonu li vagnuni ca parlunu alli riunioni,ce ma scei moni? (per la gallina che puzza! si certo ci sono ragazzi che ne parlano, ci andiamo adesso?)

Cc1:   e sciamu(andiamo)

Ss:e sciamu…fsssshhh (andiamo)

 

Alla sede di Cittadinanzaattiva (di seguito Ca)

 
Ca:    perché noi dobbiamo contrastare con tutte le maniere legali questa situazione ambigua, dobbiamo far valere i nostri diritti

Cc1:   tiniti raggioni (avete ragione)

Ss:   mamma ce dulori (che dolore)

Ca:   dobbiamo sensibilizzare la cittadinanza e far prendere coscienza che chi ci governa è un nostro funzionario, non il contrario

CC2:   e ben li scta (ben gli sta)

Ss:   mamma mamma

Ca:   e se le istituzioni non rispondono li obbligheremo a dar conto dei loro incarichi dinanzi al paese

Cc1:   quiddi minchialiri (quegli stupidi)

Ss :   uhmm non ci la fazzu cchiùù (non resisto più)

Ca:   perché se lo Spiritosanto crede di poter comprare tutto non ha capito proprio niente

Cc1:   sasizza

Cc2:   ngù

Ss:   noni noni noni,mamma mamma mamma….Prrrrrrrrrrrrrr

Ca:  ma…tuona?

Cc1:  sta pizza!matonna ce pipitu è minatu custu!( madonna che scorreggia ha fatto questo qui)

Cc2:   pillu sangu combà ca stu pipitu puzza comu la discarica,ma tu ci sinti?(per la miseria, compare, questa scorreggia puzza come la discarica, ma tu chi sei?)

Cc1:  Pi ci te straviu…oè lu spirutu santu eti,ste mena loffi e pipiti di quannu stammu allu bar (è lo spirito santo, sta facendo puzze e scorreggiando da quando siamo al bar)

Ss:   maledetti mi avete scoperto…Prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr

Ca:   la riunione è sospesa…chiamate l’Arpa…anzi chiamate Peto Peto per i rilevamenti, che è più affidabile

Ss:  io scappo ma non finisce qui…Prrrrrrrrrrrr

18° Puntata – Fizz da Vespa

di Luca Urselli (Lizzano)

Il caso di Fizz aveva assunto da diverso tempo rilevanza nazionale. Per quanto ci fosse chi cercava di buttare acqua sul fuoco, chi invitasse al silenzio per non infangare il buon nome di L, per non diminuire l’afflusso dei turisti presso le grandi attrattive di L (quali i lussuosi bar del corso principale di L, o il grandissimo hotel “Alle Case Rosse” situato sulla litoranea o ancora il vicino stabilimento balneare sempre pullulante di ombrelloni e sedie sdraio), per consentire alle attività commerciali di fare affari d’oro soprattutto nell’alta stagione (ad esempio l’ipermercato “Zio Blek”, la centrale del latte “Dalla Lattara”, il ristorante 5 stelle “Da ‘Premio”), nonostante tutto ciò insomma, di Fizz si era cominciato a parlare sempre di più, prima sottovoce e poi sempre più palesemente, finché anche qualche televisione aveva cominciato ad occuparsene.
Si era cominciato con i programmi culturali del pomeriggio, condotti da giornalisti del calibro di Cucuzza, D’Eusanio, Sposini, che avevano portato a conoscenza del telespettatore medio l’esistenza del paese di L e dei suoi problemi con Fizz. Vari ospiti (politici, soubrette, psicologi, attori) si erano schierati con o contro Fizz. In fondo però non era cambiato nulla. Fino al momento in cui non se ne interessò Bruno Vespa.
L’agitazione in tutto il paese di L si era cominciata a sentire nell’aria quasi quanto si avvertiva la presenza di Fizz, dal momento in cui erano uscite le prime pubblicità dell’evento: uno speciale di Porta a Porta dedicato a Fizz, annunciato con diverse settimane di anticipo, sarebbe andato in onda la sera del 31 aprile. Collegamenti in diretta dalla grotta-discarica, interviste esclusive a Pe, a Ve, a Ss ed ai cittadini di L. Ma soprattutto lo scoop della puntata sarebbe stato, in esclusiva mondiale, l’analisi di Fizz! In gran segreto, infatti, i collaboratori di Vespa erano riusciti a prelevare un campione di Fizz e lo avevano sottoposto ad un avanzatissimo laboratorio di analisi americano. I risultati sarebbero stati annunciati in diretta durante la puntata di Vespa, e per la prima volta, in diretta mondiale anche via internet, tutti avrebbero saputo la verità: se Fizz era realmente pericoloso o se era solo un fizz innocuo.
Man mano che si avvicinava la fatidica sera, il paese di L era sempre più in fermento. Il dibattito nei bar era sempre più acceso. Chi sosteneva che, se le analisi avessero dimostrato finalmente che Fizz era in grado di uccidere, allora occorreva bandirlo, chiudendo la sacra grotta e liberando il paese di L da Fizz e dai suoi mortali effetti. Chi era sicuro che le analisi avrebbero rivelato finalmente che Fizz, per quanto fizz, non poteva fare del male ad una mosca, anzi, alle mosche faceva perfino del bene attirandole come se fosse miele. Poi c’erano anche le posizioni più moderate: ad esempio quella di chi sosteneva che, se anche Fizz si fosse rivelato mortalmente pericoloso, non sarebbe dovuto cambiare nulla, perché anche l’automobile è pericolosa ma intanto è utile ed anzi a volte salva le vite come nel caso delle autoambulanze, allo stesso modo Fizz era utile per i cittadini di L e a volte salvava qualche vita, quindi la sua eventuale mortalità era solo un prezzo da pagare. E infine c’era chi rimarcava che, qualora Fizz si fosse rivelato innocuo, si sarebbe dovuto procedere all’immediato risarcimento dei danni morali e materiali nei suoi confronti. Alcuni fra i più accesi sostenitori di questa posizione già ipotizzavano di organizzare ogni anno, il 31 aprile, la Festa del Fizz a ricordo del giorno in cui finalmente era stata resa giustizia al povero Fizz. Una sparuta minoranza, infine, sosteneva una posizione un tantino più complicata, quella di ritenere che, se anche Fizz si fosse rivelato innocuo, sarebbe stato comunque da bandire perché puzzolente. Ma nessuno dava ascolto a costoro.
La grande serata infine arrivò. Qualche intoppo aveva rischiato di farla saltare nei giorni immediatamente precedenti. Ad esempio, quando a Vespa fu vietato di esporre nello studio di Porta a Porta il plastico della grotta-discarica, a fianco a quello della villa di Cogne e a quello del volto di Silvio tumefatto dopo lo scontro con Tartaglia. Il fatto è che il plastico assomigliava troppo ad un presepe e la Santa Sede aveva minacciato azioni legali per plagio. Si decise di fare la puntata senza plastico, il povero Vespa pianse un po’ ma poi Berlusconi gli comprò un lecca lecca e allora gli passò. Un altro ostacolo si presentò poche ore prima della diretta: il sindaco di L minacciò azioni legali qualora la puntata fosse andata in onda, perché, indipendentemente dall’esito delle analisi, a suo parere si stavano mettendo in risalto nazionale questioni private dei cittadini di L che si sarebbero potute tranquillamente risolvere con una riunione privata. Il pericolo che la puntata saltasse all’ultimo momento stavolta era concreto. Presso gli uffici legali della Rai arrivò alle 18.47 il temuto fax dal comune di L, che doveva contenere la diffida a mettere in onda la trasmissione, prevista per le 21:20 subito dopo i “pacchi”. All’arrivo del fax i vertici Rai, senza neppure leggerlo, stavano già per arrendersi e telefonare a Vespa per annullare la trasmissione e sostituirla con le repliche del commissario Montalbano. Fortunatamente, qualcuno si prese la briga di dare un’occhiata al contenuto del fax e la puntata di Vespa fu salva. Nel frattempo, nel paese di L, il sindaco rassicurava i cittadini con un pubblico comizio alle ore 19:30: “Abbiamo diffidato pochi minuti fa la Rai dal mettere in piazza le nostre questioni, la puntata non andrà in onda e la questione sarà invece affrontata e risolta nel prossimo consiglio comunale”. La puntata invece andò in onda ed il sindaco non riuscì mai a capire il perché: “Eppure abbiamo inviato loro via fax il nostro programma elettorale, quello contiene TUTTO, forse non hanno fatto in tempo a finire di leggerlo, in effetti è lungo”.
Alle 21:20, aperta dalla mitica sigla e proseguita a colpi del mitico DIN-DON, iniziava la puntata. Dopo oltre due ore di chiacchiere fra ospiti in studio e decine di interruzioni pubblicitarie, dopo una rissa sfiorata tra Giuliano Ferrara e Raffaele Morelli ospiti in studio, alle 23:35 l’atteso collegamento con l’inviata Alba Parietti presso il laboratorio analisi americano per il verdetto. La Parietti, seduta su uno sgabello con uno spacco che ricordava quello dei tempi migliori, a fianco a fianco con uno dei professoroni americani, reggeva in mano la busta chiusa contenente il verdetto su Fizz. Il professorone, parlando in inglese ma tradotto simultaneamente in italiano e con sottotitoli nel dialetto di L per garantire la massima diffusione e comprensione del verdetto, cercò di spiegare che il livello di pericolosità di Fizz sarebbe stato espresso mediante un indice capace di assumere tre valori principali: 1, ovvero innocuo, 2, ovvero insalubre ma non pericoloso per la vita, 3, ovvero mortale. Il cervellone americano, inquadrato in primo piano mentre si accingeva ad allungare il brodo spiegando ulteriori dettagli, diventò improvvisamente di un colore rosso fuoco e fu costretto ad interrompersi. Mentre l’inquadratura passò velocemente sulla Parietti, i telespettatori più attenti poterono osservare che l’Alba nazionale, per fermarlo, gli aveva messo le mani sul pacco. Poi il primo piano passò sull’inviata e del professore nessuno seppe più nulla.
La Parietti aprì lentamente la busta.
Aprì il foglietto in modo che solo lei potesse leggerne il contenuto, nascosto alla telecamera. Lo share della trasmissione, nel paese di L, era al 100%, tutti i televisori del paese erano sintonizzati su Raiuno.
La Parietti, cercando di imitare al tempo stesso Daria Bignardi, Barbara D’Urso ed Alessia Marcuzzi, cominciò a mormorare: “Il laboratorio analisi americano… ha stabilito… dopo una serie di rigorosi e ripetuti procedimenti di controllo che rendono il risultato assolutamente privo di incertezza… che l’indice di pericolosità di Fizz è…”

Caro amico, la puntata di Fizz in the city che stai leggendo è, per la prima volta, interattiva! Puoi decidere tu il finale, scegliendo quale numero pronuncerà Alba Parietti: 1 (Fizz innocuo), 2 (Fizz insalubre ma non pericoloso per la vita), 3 (Fizz mortale). E scrivendo conseguentemente la conclusione della puntata. Si richiede solo, nell’elaborare il finale, di utilizzare il seguente incipit:

“Non appena fu letto il verdetto, una moltitudine di cittadini di L, senza neanche spegnere i televisori, si riversò nelle strade del paese”

19° Puntata – L’Ombra di Fizz (il ritorno)

di Mara Zecca (Lizzano)
Mentre il gruppo usciva, Fizz notò la perplessità dipinta sul viso di uno di loro e poco prima che varcasse la soglia, lo richiamò a sé dicendo: “Scusa ragazzo, qual è il tuo nome?”
E il ragazzo: “Gaetano, il mio nome è Gaetano…come il Santo Patrono del Regno di L!”
Gli chiese Fizz:” Cos’è che ti turba?”
Gaetano rispose: ” Ho timore. Non so che cosa in realtà debba esser fatto, non so neanche contro chi dobbiamo combattere e soprattutto se quel che è accaduto in questa casa, l’ho vissuto davvero… mi sembra assurdo!”
Fizz: ” Gaetano, capisco che tu sia incredulo, ma già il fatto che stiamo continuando questo colloquio ti dovrebbe far capire che sta accadendo davvero. Per quanto riguarda il resto, posso solo dirti che il tuo nemico è forte, ha numerosi adepti al suo seguito ed è chiamato Spiritosanto. Il suo operato è facilitato dall’ignoranza degli abitanti del Regno, sarà quella che dovrete combattere e sconfiggere se volete indebolirlo…ora andate!”
Intanto la notte calava, gli amici decisero di rimandare all’indomani una riunione, con la promessa di riuscire ad avvisare quanta più gente possibile, e ognuno prese la sua strada per il rientro a casa.
Gaetano giunse a casa, entrò e vide i genitori ancora svegli.
Gaetano: ” Papà, mamma, ancora in piedi?”
E il padre: ” Ma ti pari orariu cu ti rritiri? (Ma ti sembra l’ora di rientrare?)
E continuò: ” Mò shta tornu di fatia, ogghiu fattu lu turnu serali e fintata ca rriu di Taruntu, di l’Ilva poi ca è cchiu luntanu, s’è fatta notti! E ogghiu mangiatu na cosa ca mi stha tinìa fami e mammita m’è cucinatu!” (In questo momento sto rientrando dal posto di lavoro, ho fatto il turno serale e finchè torno da Taranto, dall’Ilva per giunta, si è fatto buio! E ho mangiato qualcosa perchè avevo fame e tua madre ha cucinato per me)
La madre era indaffarata a lavare i piatti della cena del marito.
Il padre disse: ” Figghiu mia, t’agghia diciri na cosa…quantu so felici! (Figlio mio, devo dirti una cosa…quanto sono felice!).
Gaetano:” Dai, papà, dimmi tutto! Son curioso di sapere!”
Il padre: “Osci ogghiu cchiatu nu crishtianoni! Sapìa ca shtavi senza fatìa, m’è offertu lu cafei a lu bar e m’è dittu sci t’era mannatu a fatià cu iddu…subbutu ogghiu dittu sì!” (Oggi ho incontrato un sant’uomo! Sapeva che tu eri senza lavoro, mi ha offerto il caffè e mi ha chiesto di mandarti a lavorare con lui…ho detto subito di sì)
Gaetano, stanco di tante novità, chiese:” Chi sarebbe?”
Il padre:” Si chiama Spiritusantu”
Gaetano: “No…Lui…Non posso, papà mi dispiace…Lui è la causa di tutto il male del Regno, lui finirà per avvelenarci tutti,
proprio non posso…nè voglio!”
La collera si manifestò in tutto il suo rossore sul viso del padre:
“Lu sapìa, a te no ti ‘ncodda propriu la fatìa, a te e a tutti quiri com’a te, cur’ammassu didi didiid di…” (Lo sapevo, non ti va proprio di lavorare, né a te né a quelli come te, quell’ammasso didi didi…)
e iniziò a balbettare stizzito.
Gaetano intervenne balzando dalla sedia: “No papà, non puoi capire…ma non la senti la puzza?”
Il padre, ormai saturo, tirò un pugno fermo sul tavolo. La madre si drizzò spaventata senza voltarsi e smise di lavare i piatti, lasciando correre l’acqua del rubinetto.
Il padre indietreggiò con la sedia, lo sguardo fisso sul tavolo, si alzò e lo guardò fulminandolo: “L’unicu fizzu ca shte sentu veni di la vocca tua…t’ha ‘ntrunato no? Che schifo…va ‘tra la shtanza tua! (L’unico cattivo odore che sento proviene dalla tua bocca…sei ubriaco vero? Che schifo…vai nella tua stanza).
Gaetano salì al piano superiore e si chiuse in stanza.
La madre si tolse nervosamente i guanti, chiuse il rubinetto e si rivolse al marito impietrito davanti al tavolo: “Nostro figlio ha ragione, devo chiudere tutte le fessure ogni notte. La mattina, quando scendo in cucina a prepararti la colazione, ho la nausea per la puzza…per non parlare del bucato steso!”
Il padre: “Mi sthe va corcu. Bonanotte!” (Sto andando a letto. Buonanotte)
La signora rimase a guardare suo marito che saliva al piano notte, guardò l’orologio, si assicurò di aver barricato porte e finestre, spense le luci e salì anche lei. L’ennesima notte da sopportare.
La puzza intanto batteva per entrare.

20° Puntata – Intermezzo

di Paola Binetti (Lentate sul Seveso (Milano))

Due cittadini di M , andati in vacanza a L, davanti al televisore per vedere Porta a Porta. Mario stravaccato sul divano, mezzo intontito dalla giornata di duro lavoro. Marina, avviata la lavastoviglie, è in bagno e carica la lavatrice; poi ritira la biancheria stesa il giorno prima.

 Marina: Mario! Certo che, ogni tanto, potresti  darmi una mano… farei molto prima…..

Mario: (come svegliandosi) Ehh? , cosa? Ah, sì, certo, sì certo. Ma poi ti lamenti che non faccio mai niente come andrebbe fatto….

Marina,  mentre lui parla, sussurra in contemporanea le stesse parole di Mario, perché sono sempre le stesse: …” poi ti lamenti che non faccio mai niente come andrebbe fatto….”

Marina: Ma va’, scuse,  solo scuse. Almeno, inventane  di nuove. Non è che lavori solo tu! (parlando tutto d’un fiato) Anche io LA-VO-RO e in più faccio tutto in questa casa: cucino, lavo, stiro, piego i tuoi calzini del cavolo, pulisco e bagno le piante …

Mario: (interrompendola, calmo, ancora con gli occhi chiusi) Va bene.

Marina: (alzando la voce) Come “va bene”? Qui non va bene niente, bevi l’acqua e lasci lì il bicchiere, prendi il caffè e il cucchiaino sta lì e la tazzina là, tagli il pane … briciole dappertutto ,… apri il frigo … ditate su tutto lo sportello, .. fai la doccia .. allaghi il bagno …  ma lo sai che il Gianni, il compagno della Rosi, le prepara sempre la cena e non la brucia mai?

Mario: Che c’entra adesso il Gianni della Rosi … (ormai sveglio e sempre gridando dal divano) possibile che ogni volta lo devi tirare in ballo …. ? (getta un’occhiata alla tv) Marina! (urlando ) Cazzo, corri, Marina,  presto! Guarda, guarda ….

Marina: (entrando in salotto come una furia con i calzini di Mario in mano) Che ti prende?, cosa succede, Madonna,  mi hai fatto spaventare!

Mario: Marina!  (ancora urlando per l’eccitazione, seduto in bilico sul bordo del divano), guarda! Guarda!  anzi ascolta, parlano di Fizz, di Lizz, di quello  – ti ricordi? –  quella cosa, noi, loro, c’eravamo … la Parietti, però mica male nonostante l’età, e guarda hanno scomodato i professoroni americani … oddio, adesso annunciano la pericolosità di Fizz , o era Lizz, mica me lo ricordo …. Tu te lo ricordi come la chiamavano quella cosa?

Marina: Intanto calmati. Certo che me la ricordo, Fizz era. Come dimenticarla? Ci ha perseguitati per quindici giorni … però mi ricordo anche delle cose piacevoli … (lancia uno sguardo di quelli speciali a Mario)

Mario: Ti sembra il momento? No scusa, ma questa cosa non posso perdermela. Anzi sai mai che fossimo rimasti contagiati da qualcosa …  sai, tipo un veleno che fa effetto a distanza di tempo …

Marina: (un po’ indispettita per il rifiuto) Ma che cavolo dici? A volte la tua ignoranza  mi spaventa. Ohoh , noi siamo di M, immuni a qualsiasi veleno o altra sostanza che sta nell’aria , con quel che respiriamo qui, da mattina a sera, senza sosta. Cosa vuoi che ci abbia potuto fare Fizz? Un po’ schifo, quello sì, ma basta.

Mario: noi siamo di M”… non è che c’è da vantarci troppo … pensa a quei poveretti di L, vorranno sapere, saranno tutti lì inchiodati davanti alla tv, …. guarda, la Parietti ha la busta in mano … deve leggere l’esito delle esame … madonna che ansia! La apre … però che movimento sensuale  con le mani … ahia!

Marina: (assestando un bel cazzotto nel fianco di Mario) Non ti distrarre, amore! Questa è la notizia del secolo …

21° Puntata – Wake up (un quasi-canto della Terra agonizzante)

di Monica Dal Molin (Lizzano - Mason Vicentino (Vicenza)

Sono la Terra agonizzante

colonizzata da un predatore chiamato Uomo

negli ultimi 50 anni diventato un cancro maligno.

Ho metastasi su tutto il mio corpo

un tempo ricoperto da rigogliose foreste

irrorato d’acque pure

avvolto d’aria inebriante.

Sono Colei-che-dà-la-Vita

onorata e venerata dall’Antico Popolo.

Sono la Dea  per rare e sterminate Tribù,

ora!
In armonia con Sole e Luna

le mie viscere travasavano Vita.

Ricolma di veleni sterilizzanti

trasudo lezzi maleodoranti,

ora!
Sono la Madre violata, smembrata, bruciata.
Il mio utero fecondo è grotta-discarica:

dentro di essa si perpetua la saga degli orrori.
Ma non per molto ancora:

forse domani morirò.
Miserabile Uomo

lontano dal Tutto

stracolmo di Niente!
WAKE  UP       WAKE   UP          WAAAAKE    UP!

22° Puntata – Falso allarme (Troppo bello per essere vero!)

di Emanuele Barbati (Lizzano)

Nei pressi del centro di L. oggi c’è un gran fermento, in realtà sta succedendo qualcosa perché c’è un cordone di carabinieri che hanno circondato qualcosa o qualcuno ma è quasi impossibile capire di cosa si tratti. Indicheremo con C  i cittadini, con P il nostro caro Peppino, e così via.

C1: Ma c’è eti sta morra? Nu saccu di carbonieri ma cè nu sparatu ncununu?
(cos’è questa confusione, tanti carabinieri, hanno sparato a qualcuno?)
C2: Noni combà ta esseri na cosa cchiù grossa no viti ca non ci ni faciunu nvicinai?
(no compare deve essere qualcosa di più grosso, vedi non ci fanno neanche avvicinare)

A sirene spiegate ecco arrivare una macchina scura dalla quale scende il Capitano provinciale dei carabinieri che subito entra nel cordone dei suoi sottoposti, dopo appena 5 minuti ritorna presso la macchina

C1: Marescià ma c’è è successu? (maresciallo cos’è successo?)
Maresciallo: prima o poi doveva accadere, eravamo fiduciosi da tempo, abbiamo risolto il problema.

C2: si vabbè ma ce è successu? (si ma cosa è successo?)

Il capitano va via, ma ecco che ben vestito con la fascia al petto, preceduto dal gonfalone di L, e da tutta la giunta comunale anche il Sindaco entra nel cordone dei carabinieri.

P: Signor sindico, poi ci fate assapere che è succeso? Ca qua abbiamo rimasti come tanti ampacioni, non ne sapiamo niente,non ne sapiamo! (signor sindaco pi fateci sapere cosa sta succedendo che siamo rimasti immobili come delgi scemi)
C1: Pippì ma picce parli cussini? (Peppino ma perché parli così?)

P: Da quando ho stato col sindico mi ho imparato a parlare!

Anche il sindaco dopo pochi minuti ritorna

S: Abbiamo lavorato a lungo, tutti coloro che hanno affossato il nostro operato, che hanno recato danno all’immagine del paese ora devono solo tacere dinanzi a cotanta attenzione e premura.
C1,C2,C3: Ma ce è successu si po sapie? Oeeee ma ce stai da mienzu? Ce nu cchiatu n’occhiatura?
(ma si può sapere cos’è successo, cosa c’è li in mezzo? Mica avranno trovato qualche antica tomba piena di monete d’oro?)

Ed ecco arrivare il parroco col chierichetto che sparge incenso, anche loro entrano nel cordone , sempre più serrato dei carabinieri ed anche loro subito dopo ritornano.

P : signor sindico che…

C1: Pippi ma ce va ntrunatu? Vi ca curu lu prieviti eti!( peppino sei ubriaco guarda che quello è il prete)

P: a scusi signor previte, ma che ha succeso? Ca qua abbiamo rimasti como la sita di polsano.(signor prete cosa è successo che qui siamo rimasti ad aspettare senza sapere niente)

Sacerdote: Il peccato era grave, il danno arrecato a tutti i suoi fratelli era grave, il paese intero ha sofferto a causa di questo, direi quasi, fratello, che tanto ha peccato

P: Fratello di chi signor previte?

C1: Pizza Pippì comu stani osci! Fratello nel senso di cumparanza va, ca qua gira gira simu tutti mmiscati. (peppino oggi stai male, fratello nel senso di compare, che qui alla fine siamo tutti partenti in un paese piccolo)

Sacerdote: Ma l’ho già visto pentito delle malefatte.

Tutta la popolazione di L ormai si stringe intorno al cordone dei carabinieri, nessuno sa cosa sia successo, tantomeno cosa ci sia da vedere, tutti rumoreggiano

C1: Pippì ma tu no tieni nu nipoti piccinnu, vi ci lu manni di mienzu alli jammi dilli carbunieri cu va veti c’è sctei dà mienzu. (Peppino tu hai un nipote piccolo, fallo entrare di nascosto sotto le gambe dei carabinieri così può vedere cos’è successo)
 

Il piccolo si intrufola nel cordone, la gente sta zitta. Poi, dialogo con B(bambino)

C1: Picci bè? (piccolo allora?)

B: aspè devo arrivare al centro

C1: bè?

B: l’hanno trovato

C1: Cini? Ce cosa? (chi?)

B: La causa della puzza, era colpa sua

C1: e ci è lu nfamu? (chi è l’infame?)

B: lo stanno portando in carcere

Il popolo tutto all’improvviso si esalta con applausi e grida di liberazione

C2: Evviva , evviva, mai più la puzza!!!
C1: Ni ste rresctunu lu spirutu santu (stanno arrestando lo spirito santo)

P: malidetto

C2: Li carbonieri ni scte portunu lu spirutu santu (i carabinieri stanno portando in cella lo spirito santo)

Ma ecco che il bambino urla una frase

B: Oèèèèèèèè sctuetichi!no centra nienti lu spirutu santu, lu sapiti ci nu rriscatu pi lu fizzu? (stupidi, non c’entra lo spirito santo, sapete chi hanno arrestato per la puzza?)

Tutti: “no? Cini? (no, chi?)

B: Lu cani dilla tangarana! ( il cane puzzolente di una signora)

23° Puntata – Aspettando ASPIRECO

di Maria Nardelli (Locorotondo (Bari)- Montichiari(Brescia))

E arriverà ASPIRECO a succhiarci l’aria dai polmoni per infilarci una sopraffina cenere di amianto. La primavera con i suoi profumi di pollini, bambini per strada e sterco di vacche non va più di moda. C’era già la discarica numero 1, 2, 3, 4, ma volevamo il primato: gli unici in Europa che bruciano ancora l’amianto invece che sotterrarlo. Certo perché la cenere di amianto è più sopraffina se diffusa nell’aria. A che ci serve averlo sottoterra l’amianto, per andare a portargli fiori come al camposanto? meglio respirarne le ceneri a pieni polmoni, annusare la morte direttamente dalle narici. E così che hanno in mente di avvelenarci tutti (ma tanto si avvelenano anche loro che hanno dato i permessi) qui a Montichiari in provincia di Brescia, territorio già al completo per quel che riguarda discariche e inceneritori. Dal primo marzo 2010 stiamo insegnando ai nostri alunni a fare la raccolta differenziata (quella seria, dove ogni rifiuto va in un contenitore di colore diverso, seria perché per costringerci a farla finalmente hanno fatto sparire i cassonetti di metallo dalle strade), ma come gli spieghiamo che tra un paio di lustri e forse anche meno quello che avremo differenziato davvero saranno solo i malati negli ospedali?

24° Puntata – L’ombra di Fizz (seconda parte)

di Mara Zecca (Lizzano(Taranto))

Prima di entrare nella sua stanza, la madre si fermò davanti alla porta della stanza del figlio, bussò nella speranza che Gaetano fosse ancora sveglio, voleva parlagli, abbracciarlo, rassicurarlo. Gaetano non rispondeva. La madre aprì silenziosamente la porta, si avvicinò al letto, allungò la mano e gli accarezzò dolcemente il capo, e si sedette con sconforto sulla sedia accanto alla finestra. Gaetano si girò e avvertì subito la tristezza della madre.
Gaetano: “ Mamma… so che sei preoccupata per me, per il nostro presente e per l’imprevedibilità degli eventi che verranno, però vorrei che avessi fiducia. Io e i miei amici inizieremo una grande impresa, all’inizio saremo pochi, ma vedrai, nel giro di poco tempo ci daranno ascolto e condivideranno la nostra lotta! Mi credi?
La madre: “Figlio mio, ero entrata con l’intenzione di abbracciarti, di stringerti e di placare i tuoi timori e ora sei tu che consoli me! I ruoli si sono invertiti, sei cresciuto e non sai quanto mi renda felice vederlo!”
Gaetano si alzò dal letto, si avvicinò alla madre, la prese per le mani e inginocchiandosi disse: “ Ormai è ora, il tempo del silenzio è finito e non abbiamo più nulla da temere…”
La madre balzò dalla sedia e interrompendolo disse: “Ma vi farà del male!”
Gaetano: “Lo sta già facendo… male maggiore non esiste!”
Si abbracciarono a lungo e poi si salutarono
G: “ora va a letto, mamma. Buonanotte!”
La madre: “Buonanotte figlio mio!”
I pensieri erano tanti, tormentavano il suo sonno , allora Gaetano decise di non aspettare il sorgere del sole per alzarsi, si vestì e uscì da casa. La sua intenzione era quella di raggiungere gli amici e recarsi nella casa in cui c’era stata l’apparizione di Fizz.
La puzza malsana era pungente, bruciava gli occhi, la gola… ogni respiro sembrava essere un pugno nello stomaco talmente forte da causarne conati di vomito. Gli abitanti erano serrati nelle proprie case, per le strade non c’era anima, l’unica presenza che si avvertiva era l’aura di Fizz che diveniva sempre più negativa. Gaetano passò dalle abitazioni dei suoi amici, intimando i ragazzi a recarsi nel luogo prescelto e che una volta lì, avrebbero organizzato una strategia per iniziare la lotta.
Nel frattempo, la luce avvisava il sorgere del sole, l’odore acre diminuiva sensibilmente. Un nuovo giorno stava per incominciare! A casa di Gaetano, la prima a destarsi era sempre la madre. Si levò dal letto e scese giù a preparare la colazione per il marito, che di lì a poco avrebbe svegliato perché lo attendeva il primo turno al lavoro. Salì nuovamente, entrò nella stanza e aprì le finestre. Il marito era più smunto del solito.
La madre: “Cos’hai, caro?”
Il padre: “Nienti….eti ca mi shtè sentu nu picchi stancu… e poi so giurni ca mi shtè doli la ventri…shtè tuesthu…mha cce sacciu…” (nulla… è che mi sento un po’ stanco…e poi sono giorni che accuso un dolore alla pancia…è tutto duro)
La madre: “Come giorni? E non me n’hai parlato? Chiamo dubito il dottore e…” venne bruscamente interrotta dal marito.
Il padre: “Ce dottori e dottori…..shtocu buenu anzi ddo shtè figghita? S’è convintu? Mena sci no fascimu tardu cu lu Spiritusantu…no sulu ‘nci shte ddè fatìa…ce capu… è pigghiatu di tei…..OHI! ( Ma quale dottore e dottore …sto bene anzi dov’è tuo figlio? Si è convinto? Dai altrimenti facciamo tardi all’appuntamento con lo Spiritosanto … non solo gli sta dando il lavoro … che testa … ha preso da te …. ahia!)
La madre: “Ma non puoi uscire in queste condizioni … rimettiti a letto! Avviserò io Gaetano e chiamerò il tuo responsabile per dirgli che oggi sarai assente a lavoro … Riposa!
Chiuse nuovamente le finestre, era molto preoccupata. E decise comunque di chiamare il dottore nonostante il marito fosse nolente. Si recò nella stanza del figlio, aprì la finestra ma si accorse con stupore che Gaetano non era nella sua stanza, non disse nulla al marito, aveva paura che si agitasse e aggravasse il suo stato di salute. Poche ore più tardi, il dottore, nonché amico di famiglia, arrivò allarmato. Il padre di Gaetano era una roccia, era insolito che restasse a letto. La signora di casa fece strada fino alla stanza, era chiaramente in apprensione. Entrarono.
Il dottore: “ Cumpà….comu sciamu?”( Compare, come va?)
Il padre: “Cumpà…bueni! E tu? Ce shte fa quani? T’è chiamatu mugghierima, no?” (compare…bene! E tu? Che stai facendo qui? Ti ha chiamato mia moglie,vero?)
Il dottore: “Noni…gghiu visitatu nu cristhianu qua di costhi e t’ogghiu vinì salutatu!” (no…ho visitato un signore che abita qui, affianco e sono venuto a salutarti)
Il padre: “Ha fattu buenu… cce shte fa di ponta, siettiti!”(hai fatto bene…che fai in piedi, siediti)
“ Va fa lu cafei allu dottori!” (vai a fare il caffè al dottore) disse alla moglie.
La signora annuì e uscì dalla stanza. Il dottore si avvicinò al letto dell’amico e spostò le coperte.
Il dottore con serietà: “Dov’è che ti fa male, qui?” gli disse toccandogli l’addome.
Il padre: “ahia sine…hai giurni ca shtocu cussì… eppuru non ci shta mangiu assai! Ce gghieti?” (ahia sì…sono giorni che sto così…eppure non sto mangiando molto! Che cos’è?)
Il dottore: “Sei uno dei miei amici più stretti, voglio essere sincero con te! La situazione non mi piace. E’ grave… devo portarti subito in ospedale!”
In quel preciso istante, entrò la moglie, che spaventata dall’affermazione del dottore fece cadere il vassoio con le tazze. Il marito, a sua volta preoccupato, non sgridò neanche la moglie, la guardò e le disse: “Non è nienti, scema!” (non è nulla, scema!). Il dottore uscì dicendo: “Vi aspetterò giù!”. Entrambi annuirono col capo. Dopo pochi minuti, scesero al piano inferiore, pronti per andare via. La madre di Gaetano lasciò un biglietto indirizzato al figlio su cui scrisse: “DOVE SEI? TUO PADRE NON STA BENE E STIAMO ANDANDO IN OSPEDALE, ASPETTACI A CASA! MAMMA”.
Gaetano e i suoi amici, nel frattempo, escogitavano probabili mosse da seguire e si resero conto che la prima cosa da farsi era sensibilizzare, anzi svegliare gli abitanti di L. dal torpore della rassegnazione. Pensarono di appendere lunghi striscioni di protesta sui balconi, di organizzare una grande manifestazione, insomma si ingegnavano su come meglio fare. Alla fine della riunione, rincasarono. Però Gaetano non trovò nessuno in casa. Si guardò in giro. Vide l’orario e si disse “Quasi ora di pranzo mah….Mammaaaaaaaa!”
Chiamò insistentemente. Nessuna risposta, la casa era chiaramente vuota. Si avvicinò al tavolo, vide il bigliettino e iniziò a leggere, con gli occhi che sembravano gli dovessero fuoriuscire ad ogni parola letta. Sentì la serratura della porta d’ingresso aprirsi, Gaetano accorse subito e vide la madre scura in volto e i suoi occhi bassi, come se volesse evitare di guardalo e tradire la sua finta freddezza.
Gaetano: “Mamma…”
La madre scoppiò a piangere: “Tuo padre….tuo padre è in ospedale!”
Gaetano: “Si l’ho letto sul biglietto ma…che gli è successo…dimmelo!”
La madre: “Tuo padre ha il cancro!”
Gaetano e la madre si lasciarono andare al pianto, abbracciati. Gli animi dei due erano contrastanti, la madre era pervasa da una preoccupazione mista a speranza, Gaetano purtroppo aveva il cuore a pezzi, governato da una rabbia incomprensibile e da una sensazione di impotenza “Continueranno forse finchè non ci avranno avvelenati tutti…. Ma io…no, io non smetto di lottare!!!”

25° Puntata – Mr. Adven Ture (Alla ricerca dell’aria perduta)

di Paco Palmisano (Lizzano(Taranto))

2025 – Sono ormai vecchio e posso dire di aver vissuto e visto abbastanza da poter narrare ( considerato il lavoro che svolgevo) di storie fantastiche, bellissime, orrende e stranissime .Tuttavia , quello che mi capitò di vivere 15 anni fa nella città di L rimane di gran lunga l’avventura più incredibile che possa raccontare… 

Olanda, città di A, settembre 2010 – L’agenzia per cui lavoravo da ormai 25 anni, la World Discovery, aveva un ultimo lavoro per me. Ero un esploratore, un naturalista, un divulgatore scientifico, ed ero io in prima persona, dunque l’inviato, a creare i documentari (non tutti) che venivano messi in onda dal canale satellitare che si serviva della mia agenzia. Ero da poco tornato da uno dei servizi più impegnativi della mia carriera nella mitica città di  Machu Picchu quando ricevetti la telefonata del mio agente: “ Questo sarà il tuo ultimo incarico Adven, promesso. Quando tornerai sarà tutto pronto per la tua grande festa di pensionamento.” Alla parola pensionamento ebbi un sussulto. Amavo quel lavoro, ma era ormai tempo di dedicarsi di più alla famiglia. “ E’ l’ultimo” continuò Carl , “ma sarà anche il più duro. Nessuno della squadra è disposto ad accompagnarti laggiù vecchio mio. Te la senti, Addie?”  La cosa mi lasciò non poco perplesso, ma si trattava di stare via solo pochi giorni ed in quegli anni avevo acquisito l’esperienza necessaria per cavarmela egregiamente in posti anche peggiori di quello. Per Natale sarei stato a casa con la mia famiglia. Accettai. 

Ottobre 2010 – Arrivo a destinazione’ esclamò la voce elettronica del navigatore di ultimissima generazione. Accostai con il solito fuoristrada che l’agenzia forniva a noi inviati e balzai fuori dall’abitacolo in una mattina autunnale, equipaggiato di zaino da campeggio e di tutto l’occorrente utile a garantirmi quantomeno la sopravvivenza in quel luogo. Dopo qualche ripresa e le prime annotazioni, non potei fare a meno di accorgermi che il posto in cui mi trovavo non era esattamente come mi aspettavo che fosse, anzi, non era neppure lontanamente somigliante al contesto che il mio immaginario si era preparato a trovarvi! C’era del verde, si, ma non era poi così… verde. Poco fitto , e gli alberi che mi parve di riconoscere non erano delle specie che mi auspicavo di vedere. Non ficus, ma qualche fico mediterraneo, niente palme o acacia o ebano o mogano,piuttosto ulivi e conifere. Forse ero confuso dal lungo viaggio, stanco e affamato e , probabilmente, lo scenario sarebbe cambiato inoltrandomi man mano nel cuore di quel luogo!? Decisi di fare un giro di perlustrazione per rinfrescarmi le idee dopo aver consumato un pasto frugale, piantato la tenda e circoscritto la zona. Nel corso di questa breve escursione ebbi l’occasione di imbattermi anche in alcuni esemplari faunistici tipici di quel posto. Mi aspettavo grossi felini: tigri, leopardi, pantere, invece, sembravano più…gatti! E altri ancora della famiglia dei canidi, ma non coyote o sciacalli o lupi, sembravano proprio…cani! I pappagalli sbiaditi come passeracei, i tucani come gazze ladre. E tutte queste bestie parevano malandati, malati, esili, senza luce negli occhi. Il sole cominciava a scendere, il cielo a scolorire e , turbato, decisi che fosse più saggio tornare al campo e prepararmi per la notte. Andai a dormire presto perché l’indomani mi sarei levato all’alba per fare nuove ricerche. Mi addormentai quasi subito e quasi subito il mio sonno fu turbato da qualcosa  che ben presto realizzai essere qualcuno: un uomo nella mia tenda si stagliava di fronte a me, quasi sopra di me, in tutta la sua enorme massa corporea. Sembrava togliermi l’aria , tanto era fisicamente imponente quella figura nell’angusto spazio che ospitava il mio giaciglio. Lo vidi in volto. Era grigio di morte, gli occhi giallognoli plasmati in un’espressione di minaccia. Non ebbi né il tempo, né il coraggio di ribellarmi a quella invasione, anche perche fu lui a farlo:

“ Cosa sei venuto a fare? Questo luogo è mio!”

“C..come? Qu..questo posto le appartiene? Mi perdoni, io non lo sapevo, sono m..mortific..”

“ Sei MORTO!” mi interruppe seccamente “ se non te ne vai subito da qui! E dì a quelli , che Fizz prenderà le loro strade, entrerà nelle loro case invadendo ogni stanza e infine…. prenderà anche le loro vite!”       

Uscì dalla tenda con un ghigno sinistro che metteva in mostra il marcio dei suoi denti, lasciando dietro di se un odore nauseabondo, acre,così asfissiante che mi svegliò! Mi svegliai…dormivo, stavo sognando! Ero sudato, ma ben presto mi resi conto che l’orribile tanfo del sogno era adesso ben presente e distinguibile nella realtà. Schizzai fuori dalla tenda, non vidi nessuno. Lo stomaco si ribellava a quell’olezzo di oltretomba. Anidride carbonica,si, è anidride carbonica! , cercai di convincermi. Dopotutto è normale, in luoghi come questo, così fitti di vegetazione, che di notte si sprigioni una ingente quantità di CO2. In realtà non lo credevo davvero. Decisi dunque di spingermi fino alla fonte del cattivo odore seguendo la scia immaginaria (ma nemmeno tanto immaginaria). Attraversai una radura, alcuni alberi e… “Porc…! Che diavolo di posto è mai questo??”… Se non mi fossi fermato di colpo sarei finito in un precipizio. Di fronte ai miei occhi si manifestò uno spettacolo raccapricciante. Un baratro, un canyon pensai. Un canyon? Nel cuore della foresta?  Una smisurata vasca nel terreno colma di fanghi. La vidi ribollire di veleni. E’ forse questo il motivo per cui questo posto ha la fama di essere inospitale per l’uomo?,  mi domandai con non pochi dubbi. Fui costretto a tornare sui miei passi, l’ossigeno scarseggiava in quel posto. Una volta al campo, annotai tutto. Era ormai l’alba e stavolta mi mossi in direzione sud. Dopo pochi km di cammino, un’altra sorpresa! Un villaggio, delle abitazioni, alcuni uomini!  Uomini? Qui? Le loro capanne sembrano ben costruite e i loro abiti…le loro automobili..!!! Costoro non sono indigeni dunque!! Una popolazione civile ..qui?? Questo si che piacerà al capo! 

Mi avvicinai ad un vecchio signore, tentai di spiegare chi fossi e quello che avevo visto e sentito. Aiutandomi con i gesti chiesi perché lui e tutte le altre persone che vedevo passare, ndossassero una mascherina su naso e bocca simili a quelle che si usano in sala operatoria e perché, in pieno giorno, le finestre di tutte le abitazioni fossero sbarrate, perché…

“Quru vashtasi ti Fizz!” – mi interruppe seccamente iniziando, forse, a rispondere alle mie domande – “Hai ti nushterza cà shta mena vilenu. Ci cuntinuva ti shtu passu nonci  arriamu a piscrai e amu catuti tutti malati!”  (Quel farabutto di Fizz! E’ dall’altro ieri che ci sta avvelenando. Se andiamo avanti di questo passo, entro dopodomani saremo tutti malati!”)

Dopo questo sfogo ci guardammo per alcuni istanti in silenzio. Vashtasi? Nushterza? Piscrai? Si, sono indigeni! E costui deve essere lo stregone del villaggio. Mi sarebbe tornato molto utile Mark, il linguista della mia squadra, in questi momenti, dato che non capii una parola di ciò che aveva detto lo stregone. Anzi, una parola la riuscii a distinguere, un nome più che altro: Fizz! Immediatamente fui ricondotto al sogno della notte precedente. Salutai riverenzialmente l’anziano e dopo qualche passo la mia attenzione fu richiamata da un gruppo di indigeni più giovani: “Ehy! Signore!”  Stavolta il linguaggio mi parve comprensibile, riconobbi quelle parole. Uno di loro attaccò:

“Abbiamo sentito ciò che raccontava al vecchio poco fa..” 

Italiano! ? Era italiano la lingua con cui mi parlava! Lo conoscevo abbastanza bene dopo averlo acquisito durante la lunga permanenza a Roma anni prima, mentre lavoravamo ad un documentario sul sacro romano impero.

“Fizz è la piaga della nostra città” continuò il giovane – Ancora quel nome, ancora Fizz!-  “da tempo ormai ha reso la nostra quotidianità invivibile. Di sera specialmente e al mattino presto siamo costretti a barricarci in casa se non vogliamo respirare i suoi veleni, oppure andare in giro con le mascherine…”  

Non potei trattenermi dall’interromperlo: “Come fai a conoscere l’italiano?”Alle mie parole il giovane rimase quantomeno sorpreso, non si aspettava quella domanda, poi, guardandomi con aria interrogativa, rispose:

“ Siamo in Italia. Come si aspettava che parlassi?”

Fu come un impatto violento con la realtà dopo essere stato anestetizzato pesantemente.

“ In Italia?”

“Si , signore. In Italia,nella regione di P , precisamente nella città di L . Si sente bene?”

Non mi sentivo affatto bene: “S..si, si. Certo, sto bene.”

“Le stavo raccontando della discarica…” 

“Discarica? Quale discarica? Cosa c’entra?”  Quel ragazzo stava vaneggiando, eppure adesso molte cose sembravano avere un senso. Certo , io ero olandese di A, ma ricordavo perfettamente di non aver fumato sostanze strane prima di partire… cosa voleva dirmi?

“La discarica , signore! Ne parlava poco fa con il vecchio, ricorda? E’ da quella parte che è arrivato stamattina, giusto? A nord, ai piedi del monte Parano, sulla strada che conduce alla città di F .”

Il luogo corrispondeva perfettamente al punto in cui avevo visto il mio canyon!  “ No, no! Io non posso essere in Italia!”  Esortai il giovane a seguirmi: “ Ti dimostrerò che ho ragione”. Riluttante , il ragazzo mi seguì. Ripercorremmo i passi che avevo fatto qualche ora prima  fino ad arrivare al campo e alla Jeep.  Salimmo a bordo e gli mostrai il navigatore : “ Lo vedi? Questo è un navigatore di ultimissima generazione, basta inserire solo i codici internazionali del Paese, della regione e  il nome del luogo in cui si desidera andare… lui riconosce i codici e programma la via da percorrere! Ho inserito io stesso i codici ed il nome del luogo in cui ero diretto. Capito?  Tu menti!  Siamo in I : Indonesia , regione P : Palalawan , luogo : forest…”

“Ho capito” mi interruppe seccamente il ragazzo, “vieni con me”. Il breve percorso che facemmo insieme lo riconobbi subito. Era lo stesso percorso che avevo fatto da solo la notte prima e che conduceva al canyon. Una volta lì , mi spiegò la disarmante realtà dei fatti:

“Vede,signore? La tecnologia è una cosa utilissima e buona per tutti, per chi è in grado di usarla nel modo giusto. Nei codici internazionali , però, “I” sta per Italia e non per Indonesia che è ID, di conseguenza inserendo come regione il codice P , il suo navigatore ha riconosciuto la Puglia e non Palalawan come lei credeva e , infine, riguardo al nome del luogo inserito, mi permetta, questa qui” – mi indicò con un gesto ampio della mano quella enorme vasca – “ non mi sembra esattamente la “FORESTA …VERGINE !

Poi mi supplicò: “ In ogni caso, lei con il suo documentario può darci una grossa mano per far conoscere, al di fuori di questo territorio, la drammatica situazione della città di L , e come lei, molti di noi, tutti noi dovremmo farlo!”  

2025 – Non so come si concluse l’incredibile vicenda di Fizz e della città di L,  perché questa che vi ho raccontato è una storia di fantasia e perché il presente in realtà è ancora fermo a 15 anni fa, anno in cui fui protagonista di quell’avventura, ma voglio credere e sperare che tra qualche anno possa narrarvi il prosieguo di questa storia , senza attingere dalla fantasia e raccontandovi di un reale lieto fine.

 26° Puntata – Fizz c’è

di Paola Binetti (Lentate sul Seveso (Milano))

In via delle Cave a L, c’era una montagnetta che ogni giorno diventava più alta. Cinque, dieci, quindici metri. Più cresceva e più emanava odore nauseabondo. Ma gli operai e gli impiegati del quartiere, quelli che la mattina si s…vegliavano presto per andare a lavorare, quando tornavano a casa erano talmente stanchi da non farci caso. Così, per anni, per mesi la collinetta è cresciuta. Ognuno diceva: “Bisogna fare qualcosa” ma poi nessuno faceva un bel niente.
Un anziano signore, che abitava lì vicino, decise che era tempo di fare qualcosa. Aveva fatto la guerra lui. Era stato partigiano e aveva imbracciato il fucile per scacciare l’invasore. Ora certo non di fucili c’era bisogno, ma decisa di armarsi di una bella macchina fotografica e via, di scendere in campo.
In famiglia aveva raccontato il suo intento, ma naturalmente, come accade spesso, nessuno gli aveva dato retta e lo aveva preso sul serio. Decise così di non raccontare nulla più e di agire solamente. Un limpido mattino d’inverno, che il sole scaldava un po’ le sue stanche spalle, si appostò con la sua Nikon dietro un cartellone pubblicitario e aspettò. Cosa? Nemmeno lui lo sapeva. Ma qualcosa pur di illecito doveva esserci dietro tutta quella puzza. I camion andavano e venivano carichi di … terra, apparentemente, e di materiali non ben definiti. Certo era che le puzze e le qualità delle puzze variavano a seconda dei giorni della settimana: lunedì, ad esempio, odore di marcio, martedì, che era giorno di mercato del pesce , puzza insostenibile di interiora e di “mare andato a male”, mercoledì, arrivavano gli inerti delle varie imprese di costruzioni, giovedì frutta, verdura, vetro in una accozzaglia imprecisata di odori dolciastri e nauseabondi e di rumori assordanti, venerdì oltre ai camion si aggiravano strani personaggi in cappotti scuri e macchine lucide, che ti ci potevi specchiare. Questi tipi, scendevano dalle loro auto, parlottavano tra loro, ah sembrava che prendessero decisioni storiche, poi con solo cenni del capo si salutavano e ripartivano sulle loro macchinone, scivolando via silenziosi.
Sapeva bene il nostro caro vecchietto che da solo non avrebbe potuto fare nulla. Ma lui era una testa dura, e si era detto più volte che in fondo non aveva nulla da perdere. Chi si sarebbe preoccupato di un vecchietto, di un innocuo vecchietto con la macchinetta fotografica? Così iniziò a scattare. Scattava tutto quello che gli veniva a tiro, cioè che metteva a fuoco. Clic, clic, clic … bè non proprio clic, che i rumori delle nuove macchine fotografiche sono più simili a zzzzzz , zzzzz, zzzzz … piccole zanzare che russano.
Un giorno era rimasto appostato dalle nove del mattino alle tre del pomeriggio. La fame e la stanchezza si stavano facendo sentire. Era tempo di tornare a casa. Appena poté, scaricò le foto nel computer e iniziò a guardarle. Ma non c’erano le immagini che si aspettava. Sullo schermo comparve un parco verde e pieno di alberi e fiori. C’erano panchine con amanti seduti che si baciavano, bambini che correvano in bicicletta, giovani che suonavano la chitarra e cantavano. Vide uno che cercava di rubare il portafogli a un uomo che stava leggendo il giornale e una donna che non la smetteva più di mandare sms. In una foto c’era suo nipote, che lo salutava con la mano. In un’altra una coppia di sposi che si metteva in posa e non andava mai bene al fotografo. Due cani si inseguivano. Un bambino piangeva che gli era caduta la merenda, pane e marmellata. Una bambina coglieva un fiore e glielo mostrava. E tante tante altre foto così … E per ultima gli comparve l’immagine di una discarica modello. Di quelle dove tutto funziona alla perfezione. Che smaltisce secondo regole giuste. Dove il riciclo avviene secondo i criteri più moderni. Dove il compostaggio è corretto. Dove forse anche la puzza ha un suo giusto perché.
Rimase lì a pensare. Chiuse gli occhi. Li riaprì. Li richiuse e li riaprì. Si diede un pizzicotto. Niente. Le immagini erano lì. Davanti ai suoi occhi. Non volle nemmeno chiedersi il perché. Annusò l’aria. Il solito odore bruciante invase le sue narici. Guardò quell’ultima immagine, poi lentamente, con la mano un po’ tremante, premette canc e spense il computer.